Roma, 10 set – Nel 2016, gli addetti alle attività di ricerca e sviluppo di sesso femminile ammontano a 95.901 unità Etp (+7,8% in rispetto al 2015). L’incremento delle donne arriva a +18,2% nelle imprese e al 4,7% nelle università. Lo rileva l’Istat in un report. Le ricercatrici risultano 47.481 unità espresse in Etp e salgono del 4,5% rispetto all’anno precedente. L’aumento più significativo (+9,3%) si osserva nelle imprese, mentre risulta pari al +4,2% e al +2,8%, rispettivamente, nelle università e nelle istituzioni private non profit, nullo nelle istituzioni pubbliche. Si conferma, tuttavia, il gap negativo a scapito delle donne: nel 2016 le donne sono appena un terzo degli addetti complessivamente impegnati nella R&S (espressi in Etp). Tale quota è in diminuzione rispetto al 2015 (-1,3 punti percentuali). La quota di ricercatrici sul totale dei ricercatori (espressi in Etp) è leggermente più alta (35,5%) ma in lieve flessione rispetto all’anno precedente (-0,6 punti). A livello intersettoriale, continua a esserci una grande variabilità della presenza femminile nelle attività di R&S. La quota percentuale di donne, infatti, è notevolmente inferiore nelle imprese (21,0% degli addetti e 22,2% dei ricercatori), mentre gli altri settori vedono una partecipazione delle donne nettamente più ampia che raggiunge oltre la metà degli addetti e ricercatori nelle istituzioni private non profit. (PO / Red)
