Roma, 10 set – “Tightrope Walking and Its Wordless Shadow”, promossa da Fondazione Furla e dalla Triennale di Milano, dove si svolge fino al 4 novembre, è la prima mostra personale dell’artista coreana Haegue Yang in un’istituzione italiana. L’esposizione raccoglie la vasta gamma di mezzi espressivi che contraddistinguono la sua pratica – dal collage al video, dalle sculture performative alle grandi installazioni – e che restituiscono gli elementi ricorrenti nel suo lavoro: l’interesse per l’astrazione e la geometria; il movimento e la performatività; la relazione tra “piegare” e “dispiegare”, che l’artista esplora come pratiche interconnesse. Al centro c’è la sua ricerca dell’“inesprimibile”: l’urgenza di creare un linguaggio la cui potenzialità è come la camminata di un funambolo, in cui ogni movimento è molto più che dinamico, è carico di una tensione che evoca emozioni e percezioni. Aprono il percorso due lavori esposti raramente in passato ma considerati seminali: 134.9 m cubici (2000 – 2018) e 81 m quadrati (2002 – 2018). La prima opera è una barriera quasi invisibile costituita da fili di cotone rosso – tesi tra due pareti a intervalli di 10 cm e con l’impercettibile inclinazione di un grado – che isola un angolo della sala precludendone l’accesso. Il tracciato sembra proseguire sul muro retrostant e con la seconda opera: una sequenza di linee rette disegnate a gesso rosso che si confondono con i fili, creando un effetto ottico di sottile movimento. (Red)
