(11 settembre 2018) C’è chi lo presenta come uno scontro tra vecchio e nuovo mondo, carta contro digitale, censura contro libertà d’opinione, progresso contro conservazione, ma in realtà il voto del parlamento europeo sulla direttiva che dovrebbe regolare il diritto d’autore nell’era di Internet, in programma domani a Strasburgo, ha soprattutto un enorme valore economico. E può risultare decisivo per la sopravvivenza dell’industria dell’informazione per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.
Si tratta in sostanza di decidere se chi produce contenuti editoriali – come un video, una foto o un articolo di giornale – ha diritto a una remunerazione quando il suo lavoro viene fatto circolare in rete.
Dicono di no gli attivisti per la libertà di internet e i colossi dell’industria digitale, come Google e Facebook, che grazie ai contenuti prodotti da altri guadagnano miliardi di dollari. E che dunque difendono non tanto la libertà del web quanto il proprio fatturato, il più delle volte esentasse.
Sono invece favorevoli alla norma sul diritto d’autore gli editori, i produttori musicali e cinematografici, gli artisti e più in generale gli autori. Un settore, quello dell’industria culturale e creativa, che in Italia vale 92 miliardi di euro e che in Europa dà lavoro a 12 milioni di persone.
In vista del voto di domani, il cui esito è molto incerto, deputati, assistenti e funzionari del Parlamento europeo hanno ricevuto dai lobbisti dei due schieramenti oltre 4 milioni e mezzo di e-mail.
