Roma, 11 set -“Noi ricercatori di Sapienza e Istituto Pasteur Italia abbiamo scelto di utilizzare un nuovo approccio sperimentale che combina lo studio della sequenza del DNA dei batteri, con quello delle impronte chimiche che i microbi lasciano con i prodotti del loro metabolismo. Questo approccio è stato applicato allo studio del microbiota in biopsie di fegato, nelle feci e nel sangue sia di pazienti affetti da cirrosi che di individui sani. Grazie a questa analisi siamo stati in grado di associare alcune specie di batteri e metaboliti non solo al grado di infiammazione sistemica, ma anche al rischio di sviluppare encefalopatia epatica” – conclude Valerio Iebba. Lo studio fornisce un’indicazione in più a favore dell’evidenza che vi sia un “filo” che collega l’intestino al cervello e suggerisce che alcuni specifici probiotici (batteri buoni assunti come integratori) possano intervenire positivamente, nel caso dei pazienti affetti da cirrosi, limitando e prevenendo l’insorgere dell’encefalopatia epatica. Futuri studi come questo cercheranno di scoprire, almeno in parte, i “fili invisibili” che collegano l’intestino ad altri organi. Valerio Iebba Ricercatore Under 40 finanziato dall’Istituto Pasteur Italia fino al 2017, attualmente si trova a Parigi presso il Gustave Roussy Cancer Campus (GRCC). Per l’Istituto Pasteur Italia ha curato “Il Microbiota. Un nuovo mondo inesplorato”, l’ottavo volume de I Ragazzi di Pasteur, collana di divulgazione scientifica distribuita gratuitamente e promossa insieme a IBSA Foundation. (BIG ITALY /red)