Roma, 13 set – “L’anima in decomposizione è molto peggiore della carne”, diceva Guido Ceronetti. E lo scrittore, poeta e drammaturgo – scomparso all’età di 91 anni nella sua casa di Cetona, nel senese – aveva tenuto viva la sua anima fino all’ultimo. Colpito da una broncopolmonite, Ceronetti aveva trascorso il suo ultimo compleanno lo scorso 24 agosto in ospedale: nel 2008 aveva ricevuto il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli per i cittadini illustri. Nato a Torino nel 1927, dotato di una vasta sensibilità e cultura umanistica, Ceronetti comincia a collaborare nell’immediato dopoguerra con diversi giornali, acquisendo una certa notorietà soprattutto per gli inconsueti elzeviri sulla Stampa di Torino. Parallelamente a questa attività di critica nasce la sua produzione poetica (le sue poesie vengono pubblicate in più volumi dal 1968 e poi riunite in “Compassioni e disperazioni. Tutte le poesie 1946-1986”, 1987) e di traduzione (Marziale, Catullo, Giovenale e, dalla Bibbia: Ecclesiaste, Cantico dei cantici, Giobbe, Isaia, Salmi). Un percorso nel quale sviluppa una dimensione cupamente religiosa, propria dell’interprete di visioni e anatemi antico-testamentari, che Ceronetti trasporta neri propri saggi: Difesa della luna (1971); La carta è stanca (1976); La Musa ulcerosa (1978); Un viaggio in Italia (1983); Albergo Italia (1985); L’occhiale malinconico (1988); Centoventuno pensieri del filosofo ignoto (2006) o nelle raccolte di aforismi e di ricordi: Il silenzio del corpo (1979); Pensieri del tè (1987); La pazienza dell’arrostito (1990); D. D. Deliri Disarmati (1993); La carta è stanca. Una scelta (2000); Piccolo inferno torinese (2003). Tra le sue opere più recenti vanno citate: Insetti senza frontiere (2009); In un amore felice. Romanzo in lingua italiana (2011); la raccolta di versi Sono fragile sparo poesia (2012); il libro di pensieri e riflessioni L’occhio del barbagianni (2014); Tragico tascabile (2015); Per le strade della vergine (2016); Messia (2017); Regie immaginarie (2018). (BIG ITALY / SEGUE)