Roma, 17 set – L’ Alzheimer’s Association, l’Associazione non-profit che si dedica al supporto dei famigliari e alla ricerca sull’Alzheimer lo sosteneva già nel ’99 con lo slogan “’Diagnosing Dementia: See It Sooner” (diagnosticare la demenza: vederla prima). A distanza di nove anni la diagnosi precoce diventa sempre più importante, proprio perché ancora oggi ci si rivolge ai servizi sanitari a malattia conclamata o avanzata, solo quando sono evidenti i disturbi del comportamento connessi a questa patologia, che sono agitazione, insonnia, deliri, apatia, scarsa collaborazione o aggressività fisica o verbale. . . La diagnosi precoce dell’Alzheimer è la frontiera su cui si concentra, con ottimi risultati, l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, che è un centro di riferimento nazionale e internazionale in questo campo, insieme alle altre strutture dell’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio, che hanno predisposto servizi ad hoc per la presa in carico dei pazienti e delle famiglie.
“Abitualmente, questa forma di demenza viene diagnosticata dopo 2-4 anni di malattia – spiega il primario del reparto Alzheimer del Centro San Giovanni Di Dio, Orazio Zanetti -. Sono complici di questo ritardo alcuni pregiudizi sull’invecchiamento. Si tende a confondere l’invecchiamento con la prospettiva “inevitabile” di un declino delle facoltà cognitive e in particolare della memoria: si ritiene che rientrino nella normalità, quando si è vecchi, sia la perdita di autonomia che quella della capacità di far funzionare correttamente il proprio cervello. Nulla di più errato. Infatti è vero il contrario per la maggioranza degli anziani: solo il 7% degli anziani – >65 enni – ha problemi di demenza!” (SEGUE)