Il Movimento 5 Stelle insiste sul reddito di cittadinanza. Luigi Di Maio ne fa cenno perfino dalla Cina, dove è in visita istituzionale, spiegando che “non possiamo aspettare 2 o 3 anni per mantenere le promesse. E’ per questo che si attinge a un po’ di deficit per far rientrare il debito l’anno dopo o tra 2 anni. E’ questa la nostra intenzione, tenendo i conti, senza voler fare nessuna manovra distruttiva dell’economia”. Una soluzione che finora non sembra contemplata dal ministro dell’Economica Giovanni Tria, ma che viene ribadita anche dal sottosegretario Laura Castelli, a Circo Massimo: “Mantenere il deficit all’1,6% vorrebbe dire non fare quasi niente, a meno che non si facciano solo tagli. Non posso parlare di numeri, ma si farà gran parte del contratto di governo e ci sarà spazio per gli investimenti. Da gennaio partiremo con l’aumento delle pensioni minime a 780 euro. Poi dopo qualche mese si partirà con il resto del reddito di cittadinanza”.Chissà che siano state le parole di Di Maio a far drizzare le antenne al governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che da Berlino ricorda “l’importanza di ridurre i deficit per poter spendere di più in eventuali fasi di crisi”. In ogni caso, a Roma anche il premier Giuseppe Conte insiste sul reddito di cittadinanza, in occasione di un incontro con i capigruppo M5S di Camera e Senato: tra le altre cose, spiega infatti Conte, “abbiamo ragionato anche della necessità che la riforma del reddito di cittadinanza che sarà inserita nella manovra economica abbia un impatto significativo sul piano sociale, in modo da alleviare la condizione di tutti coloro che vivono in condizione di povertà assoluta”.
(Sis)