Anche il presidente dell’Inps Tito Boeri è favorevole al taglio dei vitalizi (che in realtà è un ricalcolo contributivo delle pensioni) per i parlamentari delle passate legislature. E anzi, il presidente rilancia: la gestione del tutto passi nelle mani dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, “che garantirebbe trasparenza e correttezza”. Boeri, al termine di una lunghissima audizione dinanzi all’Ufficio di presidenza del Senato (la Camera ha già approvato il taglio in regime di autodichia), dice che sì, quella sui vitalizi “è una delibera che va nella direzione di ridurre le asimmetrie”. Ed è quello che aveva spiegato fino a poco prima all’ufficio di presidenza, presente ovviamente anche la terza carica dello Stato Elisabetta Casellati. “Le regole dei vitalizi hanno dato vita, sin dall’inizio, “a un sistema insostenibile, destinato a gravare in modo rilevante su tutti i cittadini, in aggiunta alla spesa destinata al pagamento delle indennità parlamentari. Era infatti chiaro fin dall’inizio che i contributi versati non sarebbero stati sufficienti a coprire le spese per vitalizi”. Un intervento di ricalcolo completo sarebbe pertanto più che auspicabile, secondo Boeri, che si lancia anche in qualche stima: L’ufficio di Presidenza della Camera stima un risparmio di 40 milioni di euro dall’applicazione della delibera. Ipotizzando che vi sia la stessa proporzione tra spesa e risparmio da ricalcolo, si può pensare che adottare la stessa delibera al Senato comporterebbe ulteriori 16 milioni di euro di risparmi. Estendendo il ricalcolo ai consiglieri regionali si risparmierebbero 55 milioni di euro aggiuntivi. Si avrebbero così risparmi superiori ai 100 milioni di euro, tali da ridurre il disavanzo del sistema dei vitalizi e, dunque, gli oneri che gravano sulla collettività”. Insomma, “si tratta di un’operazione, seppur tardiva, che va nella direzione di ridurre gli squilibri strutturali del sistema. Nonostante il basso numero di percettori, i risparmi sono rilevanti, a riprova del fatto che il sistema ha gravato sui contribuenti generici in modo del tutto sproporzionato rispetto al numero di percettori dei vitalizi. C’è quindi un contributo, pur limitato, al miglioramento dell’equità intra e intergenerazionale del nostro sistema pensionistico”. Da qui poi Boeri si spinge oltre, in quelli che comunque, spiega, “sono solo suggerimenti”: secondo lui infatti se la gestione delle pensioni dei parlamentari fosse presa in carico dall’Inps, oltre alla questione dei vitalizi “potremmo affrontare anche altre anomalie, “specie per quanto riguarda i requisiti anagrafici, perché oggi i parlamentari possono andare in pensione molto prima degli altri, e poi anche degli oneri figurativi, perché oggi i parlamentari possono accumulare anche due pensioni durante il mandato”. Senza contare che sarebbe una operazione di trasparenza se l’Inps potesse prendersi carico di questa cosa, perché oggi l’ente che raccoglie i contributi ed eroga le prestazioni è anche quella che paga la parte datoriale”.