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Marco Goldin racconta “La grande storia dell’impressionismo”

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21 Settembre 2018
in Archivio speciali - Teatro
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Dopo la data zero in programma il 17 novembre al Teatro Nuovo di Salsomaggiore Terme (PR), debutterà il 19 novembre al Teatro Nazionale di Milano “La grande storia dell’impressionismo”, il nuovo racconto-spettacolo creato da Marco Goldin e prodotto da International Music and Arts e Linea d’ombra, con il sostegno del Gruppo Baccini, che mette in scena l’incanto della pittura da Monet a Van Gogh sui palchi dei principali teatri italiani. Goldin, il maggiore esperto di impressionismo del nostro paese, condurrà poeticamente lo spettatore per mano nella Francia degli ultimi decenni dell’Ottocento, con il suo modo unico di raccontare l’arte, semplice ma mai banale, scandagliando emozione e conoscenza, e mettendo insieme parole, immagini e musica. Al suo fianco sul palco Remo Anzovino, uno dei principali esponenti della scena musicale contemporanea che ha composto le musiche originali dello spettacolo che eseguirà dal vivo al pianoforte, e sullo sfondo le esclusive scenografie video create dai videomaker Fabio Massimo Iaquone e Luca Attilii. “Sono veramente felice di tornare a incontrare il pubblico nei teatri italiani, per un racconto-spettacolo che rappresenta una novità, dal punto di vista del modo, nel mio percorso”, dice Goldin. “Affronterò infatti, nella luce meravigliosa dell’emozione che nasce dalla conoscenza, la storia dell’impressionismo per come si è sviluppata fin dagli anni sessanta dell’Ottocento. Fatti, personaggi, quadri, luoghi e soprattutto l’elogio della natura. Attraverso paesaggi che la scenografia video, affidata ai ledwall in mezzo ai quali racconterò, come se mi trovassi in una grande scatola colorata, rilancerà di continuo con immagini straordinarie che sono state appositamente girate in Provenza, sulla costa del mar Mediterraneo, nella foresta di Fontainebleau, sulle spiagge di Normandia, sulle scogliere a picco sul mare del Nord e in Bretagna. Un linguaggio visivo che unirà immagini delle opere d’arte, loro particolari, disegni, fotografie d’epoca e scattate al giorno d’oggi e soprattutto brani di video che daranno il senso dei luoghi nei quali gli impressionisti hanno lavorato. Un tutt’uno assieme alle mie parole e alla musica intensa di Remo Anzovino”, spiega.  Il racconto teatrale si svilupperà in cinque momenti, in 100 minuti di spettacolo: Goldin, facendo ricorso al suo narrare sempre fluido ed empatico, con le parole che generano continue immagini, accompagnerà tutti dapprima nella foresta di Fontainebleau, dove i giovani impressionisti, da Monet a Pissarro, da Renoir a Sisley, si incontravano a metà degli anni sessanta per dipingere nei boschi. L’amore nei confronti del paesaggio farà da contrappunto a tutto il percorso, anche quando, e sarà il secondo momento della narrazione, si entrerà nel decennio successivo, quello canonico dell’impressionismo. Periodo in cui prenderanno il via, da quella memorabile del 1874 nello studio di Nadar, le esposizioni impressioniste, con l’ingresso sulla scena parigina della pittura anche di Cézanne, Degas e Gauguin, o di figure femminili come Berthe Morisot o l’americana Mary Cassatt. La meraviglia del fiume, i disgeli lungo la Senna, le alte scogliere di Normandia, le sue spiagge e il mare, daranno la possibilità a Goldin, nel terzo tempo del suo racconto, di parlare della crisi dell’impressionismo e della fine del dogma della pittura di plein-air in Monet. Prima dei due momenti conclusivi, riservati a due straordinari artisti che hanno portato fino alle estreme conseguenze la crisi dell’impressionismo: Vincent van Gogh e Paul Gauguin. Queste le date in programma: 17 novembre Salsomaggiore Terme (Data Zero – Teatro Nuovo), 19 novembre Milano (Teatro Nazionale), 25 novembre Parma (Auditorium Paganini), 26 novembre Verona (Teatro Filarmonico), 29 novembre Bergamo (Teatro Creberg), 30 novembre Padova (Gran Teatro Geox),  4 dicembre Torino (Teatro Alfieri), 6 dicembre Roma (Auditorium Parco della Musica), 23 gennaio Ferrara (Teatro Comunale Claudio Abbado), 1 febbraio Firenze (Teatro Obihall),  9 marzo Mantova (Teatro Palabam), 14 marzo Bologna (Teatro Duse).

 

 

 

ROMA: LA COMPAGNIA TACCHI MISTI PORTA IN SCENA “HOUSES”

Dopo il successo di “Tacchi Misti” e di “Moms!, il primo musical sulla maternità”, la Compagnia Tacchi Misti torna in scena dal 2 al 14 ottobre al Teatro Belli di Roma (Piazza di Santa Apollonia 11/a ) con un debutto nazionale, “Houses – chi ci entra è perduto!”: una nuova commedia attuale e intelligente per raccontare le storie di sedici donne, le loro vite in bilico tra realtà e fantasia, in un susseguirsi di ironia e colpi di scena. Balletti, canzoni e musiche in un turbinio di scale e ascensori, donne delle pulizie e riunioni di condominio: attraverso momenti di spettacolo esilaranti con un testo acuto scritto da Andrea Lolli, in Houses si racconta in maniera comica e graffiante la vita nascosta all’interno di quei microcosmi che possono essere gli appartamenti che nel grande universo rischiano di diventare monadi indipendenti. Le protagoniste di queste storie sono descritte in scene brevi, incalzanti che danno vita a un irriverente spaccato della nostra società, tra l’irriverente e il grottesco, che si inspira alla tradizione alta della “Commedia all’italiana”, che alla comicità affianca anche momenti di cruda verità rendendo queste donne più vere e convincenti.  In scena, con la regia di Ferdinando Ceriani, Elisa Di Eusanio, Carla Ferraro, Valentina Martino Ghiglia, Silvia Siravo, con un ospite speciale: la voce di Dio, Francesco Pannofino. I costumi sono di  Metella Raboni, musiche  di Germano Mazzocchetti, assistente alla regia Francesca R. Miceli Picardi, tecnico luci, audio e video Francesco Traverso. (PO / red)

 

“L’IMPRESARIO DELLE SMIRNE” DI GOLDONI APRE LA STAGIONE DEL TEATRO VITTORIA

 “L’impresario delle Smirne” di Carlo Goldoni, in prima assoluta, il 27 settembre apre la stagione del Teatro Vittoria. La nuova produzione di Attori&Tecnici vedrà in scena otto giovani attori diretti da Stefano Messina, per interpretare il testo classico, l’impianto perfetto in cui Goldoni regala divertimento allo stato puro, insieme ad una vena poetica ed amara. L’impresario delle Smirne vuole essere in questa edizione un omaggio allo scalcinato mondo dell’avanspettacolo o meglio più in generale al mondo del teatro, con le sue luci e le sue ombre.  Saltimbanchi che “tentano la vita, che inventano il teatro” come ci raccontano le belle parole di Enzo Jannacci, in uno dei numerosi pezzi musicali, tutti cantati dal vivo, nello spettacolo. Soubrette e attori disperati e affamati, in cerca di una scrittura per sbarcare il lunario, impresari che esercitano il loro potere in cambio di favori sessuali, e la speranza con l’arrivo di un ricco mercante turco, che vuole fare una compagnia per Le Smirne, di ricchezza e successo. Le cose andranno diversamente ma l’illusione sarà ricompensata dalla consapevolezza che solo il teatro e il mestiere dell’attore possono dare quei brividi e l’emozione che assomigliano tanto alla felicità. Con Nicolas Zappa, Matteo Montaperto, Stefano Dilauro, Chiara David, Andrea Carpiceci, Chiara Bonome, Mattia Marcucci, Virginia Della Casa, musiche di Pino Cangialosi ,  luci Valerio Camelin, costumi Ludovica Rosenfeld, produzione Attori e Tenici.  Dal 27 settembre al 7 ottobre,Piazza S.Maria Liberatrice 10,  Roma (Testaccio).

 

“PRINCIPESSE E SFUMATURE” DI E CON CHIARA BECCHIMANZI AL SATIRA FESTIVAL

Vincitore Roma Fringe Festival, Coppa Solinas Roma Comic Off 2017 e tra le 100 eccellenze creative del Lazio 2018, “Principesse e sfumature” di e con Chiara Becchimanzi torna in data unica al Teatro Porta Portese di Roma (Sala Pasolini. Via Portuense, 102) il 23 settembre per il “Satira Festival”. “Principesse e sfumature” è il diario di una psicoterapia tragicomica, che propone uno sguardo piccante, sincero, acuto, femminile e soprattutto esilarante sui cliché di genere (e non solo). Una donna a cavallo dei 30 anni, una indefinita psicoterapeuta dalla voce suadente, e molte domande: perché le donne di oggi devono essere per forza “tutto”? Cosa vuol dire sottomissione femminile in un contesto in cui una patacca editoriale come “50 sfumature di grigio” vende lo stesso numero di copie di “Don Chisciotte”? Senza mai prendersi troppo sul serio, lo spettacolo e la sua protagonista si interrogano sulla femminilità, sulle relazioni, sulle idiosincrasie della sensualità/sessualità, a partire dalla narrazione di vissuti che potrebbero essere condivisi da molti/e, e che conducono, appena prima della fine, a sentirci bambini e bambine, e chiederci – davvero – se le cristallizzazioni che abbiamo creato per distinguere i generi siano poi così incontrovertibili, o così importanti. Un ragionamento sincero e sentito, in grande rapporto con il pubblico, durante il quale il percorso è più importante del traguardo.  “Principesse e sfumature” è stato inserito nel Volume “100 storie di creatività del Lazio”, tra le 10 storie di eccellenza teatrale under 35 del Lazio, selezionate attraverso un Bando Regionale a cura di Lazio Creativo (Regione Lazio). L’Ordine degli psicologi del Lazio l’ha scelto per il suo Festival di Psicologia, nella giornata dedicata alle relazioni e all’identità di genere; il nucleo romano del Collettivo Chayn per i diritti delle donne ha celebrato con “Principesse e Sfumature” il primo anno di attività. Tra i migliori 5 spettacoli dell’anno 2016 per la TOP TEN di Media&Sipario.

 

ROMA: COMETA OFF INAUGURA LA STAGIONE CON “NON SIAMO ALL’ ALTEZZA”

Sarà in scena al teatro Cometa off di Roma (via Luca della Robbia 47) dal 25 al 30 settembre lo spettacolo “Non siamo all’ altezza” di Giulio Guarino. Protagonisti: Graziano Piazza, Guglielmo Poggi, Franco Mirabella, Federica Gumina, Lorenzo Parrotto, Mily Cultrera di Montesano, Giacomo Nasta, Edoardo Coen. La regia è di  Emilia Nina Di Pietro. Che cos’è normale e chi lo decide? Perfezione e perfettibilità, standardizzazione e omogeneità. Non c’è un metro di misura universale per decretare la soglia del giudizio. L’anormalità non è una caratteristica intrinseca dell’oggetto o fenomeno o soggetto che ci troviamo di fronte, ma è frutto di un giudizio, di una convenzione sociale, di una cultura. Per alcuni è normale ciò che per altri non lo è. E se conoscessimo meglio ciò che temiamo, se avessimo maggiori informazioni, quel qualcosa perderebbe dunque  il carattere inquietante che gli attribuiamo, al punto di capirlo e accettarlo. Non siamo all’ altezza, tra riflessione e tanta ironia, spinge proprio a confrontarsi con le proprie paure.

 

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