Ancona, 21 set – “Le Metamorfosi di Pasquale”, farsa giocosa per musica di Gaspare Spontini, in scena al Teatro Pergolesi di Jesi domani sera, per il XVIII Festival Pergolesi Spontini, era ritenuta perduta e poi, dopo oltre due secoli di oblio, è stata ritrovata due anni fa in Belgio. Ora va in scena in una nuova produzione della Fondazione Pergolesi Spontini per la regia di Bepi Morassi e la direzione di Giuseppe Montesano con l’Orchestra Sinfonica Rossini, nel giorno del patrono della città San Settimio. Si tratta di una nuova produzione della Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, ed una vera rarità musicale in quanto l’opera era ritenuta perduta e poi, dopo oltre due secoli di oblio, è stata ritrovata due anni fa in Belgio. L’eccezionale ritrovamento di quattro partiture del giovane Spontini nel Castello di Ursel in Hingene – cui ha fatto seguito l’accordo tra il Centro Studi per la Musica Fiamminga e della Provincia di Anversa e la Fondazione Pergolesi Spontini – ha permesso di ritrovare “Le Metamorfosi di Pasquale”, la farsa che Spontini scrisse nel 1802 per il Teatro di San Moisè a Venezia, lo stesso che vide qualche anno dopo l’esordio dell’altro genio marchigiano, Gioachino Rossini. Nel nuovo allestimento, la farsa di Giuseppe Maria Foppa, futuro librettista anche di Rossini, è ambientata in un cafè chantant. “Sono partito – spiega il regista Bepi Morassi – dalla natura ‘napoletana’ dell’opera, anche se la città non è esplicitamente citata nel libretto, e da qui ho identificato un’ambientazione che mi sembrava convincente. Siamo agli inizi del Novecento, in un periodo di passaggio estremamente vitale non ancora funestato dall’orrore della guerra, caratterizzato dall’avvento dei Café chantant. In questo contesto un po’ liberty e da ‘varietà’ il padre di Costanza, da indefinita figura nobiliare, diviene il proprietario di una specie di Caffè Gambrinus, il celebre locale napoletano fondato nel 1860. E partendo da qui anche gli altri personaggi hanno assunto un’identità sempre più definita, che fa riferimento a quell’epoca: il cavaliere, ad esempio, incarna un po’ la maschera ‘sciupafemmine’ di Fefè”. (red)