Roma, 24 set – “Sulla questione ho già interessato due settimane fa, assieme alla collega Schirò, il Ministero degli Affari Esteri Moavero Milanesi con un’interrogazione affinché si accerti se la notizia corrisponda al vero e che tutti i partner europei rispettino le leggi in materia di libera circolazione delle persone e in tema di diritto del lavoro”, afferma Ungaro. Radio Colonia torna però sull’argomento per “prendere le distanze” dalle “libere interpretazioni e conclusioni di molti colleghi della stampa italiana”. “Ribadiamo – si legge sul sito della Radio – che, stando alle nostre stime, nell’arco di un anno (agosto 2017- agosto 2018), sono circa un centinaio le lettere recapitate ad italiani in cui si prospetta un eventuale rimpatrio. Il numero è circoscritto e non si tratta certamente di un fenomeno di massa, come alcuni organi di stampa hanno voluto riportare. A chi vengono inviate le lettere? In base alla vigente normativa tedesca, dopo un anno di lavoro, si matura il diritto al sussidio di disoccupazione, che ha la durata di 6 mesi. Per altri 6 mesi, nel caso se ne faccia richiesta, si possono percepire prestazioni di sostegno sociale. Superato questo periodo, se non si risiede in Germania da almeno cinque anni, o si svolge una prestazione lavorativa di almeno 10,5 ore settimanali, non vengono più erogate prestazioni assistenziali”. “Succede quindi che alcuni comuni – continua Radio Colonia – dopo aver ricevuto l’informazione da parte dei Jobcenter (gli uffici del lavoro locali) di richieste di rinnovo di aiuto sociale, oltre i 6 mesi garantiti, venendo a mancare i requisiti previsti dalla legge (come detto, 5 anni di residenza o prestazione lavorativa di almeno 10,5 ore settimanali), questi ‘consiglino’ agli italiani, e agli altri stranieri di origine europea, di lasciare il Paese, a meno che non dimostrino di essere alla ricerca di un lavoro”. (Red)