(25 settembre 2018) Non ha avuto grande risalto l’ultimo rapporto dell’OCSE sulla scuola, con i suoi dati poco lusinghieri per l’Italia. Tra i paesi menzionati nel rapporto la spesa totale per istruzione varia dal 16% di Brasile, Costa Rica, Indonesia, Messico, Nuova Zelanda e Sud Africa a meno dell’8% di Italia, Repubblica Ceca, Ungheria e Russia. Per la verità tra i paesi europei l’Italia è ultima, con un livello di spesa pari al 7,1% del totale della spesa pubblica. In termini di Pil, destiniamo all’istruzione il 3,6% mentre la media Ocse è del 4,8. Come documenta l’Istituto Cattaneo, negli ultimi decenni il nostro paese ha speso sempre meno per la scuola, e non si può quindi dire che ciò sia stato il frutto di una particolare politica di alcuni governi. Il disinteresse peraltro traspare non solo dai numeri. Nel contratto tra Lega e 5Stelle, alla scuola sono dedicate poche righe in cui sostanzialmente si smontano le riforme del governo precedente: alternanza scuola-lavoro, Invalsi, chiamata diretta degli insegnanti.
Ma il problema della formazione a tutti i livelli, dalla scuola primaria fino all’università, è di fatto scomparso dall’agenda, come lamenta il documento diffuso da un nutrito gruppo di filosofi e docenti. L’appello – firmato tra gli altri da Adriana Cavarero, Umberto Curi, Donatella Di Cesare, Sergio Givone, Francesca Rigotti, Carlo Sini – auspica una mobilitazione generale di intelligenze ed energie, interne ed esterne al mondo della scuola, perché è nella scuola che si preserva quella ricca e diversificata tradizione di pensiero che rappresenta l’identità culturale del nostro paese e dell’Europa. Ora messa a repentaglio – come scrive Massimo Cacciari – da “un pensiero unico intriso di rancore e di risentimento”.