Roma, 26 set – “La popolazione over 50 è passata dal 17 a più del 30% del totale globale dagli anni ’70 ad oggi – spiega Giovanni Viani, responsabile del Sud-Est Europa di Oliver Wyman -. In parallelo le nuove tecnologie stanno cambiando in maniera radicale la domanda di lavoro, mettendo in crisi in particolare la fascia più anziana e a minor educazione”. Al contrario delle precedenti rivoluzioni industriali, nelle quali la produttività è cresciuta mentre i requisiti di competenze sono rimasti simili tra le differenti tipologie di lavori a bassa specializzazione, la Quarta Rivoluzione Industriale richiede ai lavoratori con meno competenze una forte discontinuità. Attualmente solo il 10% dei lavoratori tra i 55 e i 65 anni sono in grado di completare nuovi compiti complessi che prevedono l’uso di tecnologia. Mentre la percentuale sale a 42 punti per gli adulti tra i 25 e i 54. Machine learning, intelligenza artificiale e robotica sono solo alcune delle varie tecnologie che stanno emergendo oggi, molte di esse sono ancora in fase di sviluppo ma si diffonderanno globalmente entro il 2030. e man mano che l’utilizzo di queste tecnologie si espanderà, il loro impatto sui lavori ripetitivi e a bassa specializzazione aumenterà. In particolare, Mercer prevede tre cambiamenti fondamentali: il concetto stesso di lavoro si legherà sempre più a compiti e attività che possono evolvere nel tempo, piuttosto che a “routine” e ripetitività; in secondo luogo aumenterà l’importanza di competenze collegate alla tecnologia e cross-funzione, in terzo luogo aumenterà la complessità del lavoro umano. (red)