Roma, 26 set – Cos’è il Mediterraneo? E perché porci proprio oggi questa domanda? Tra le tante risposte possibili vale la pena concentrarsi su una in particolare: il Mediterraneo è, oggi come sempre, il luogo degli incontri e degli scontri, dei viaggi di uomini e donne, di culture e civiltà che dialogano. Il Mediterraneo è il mare delle migrazioni tra Africa/Asia ed Europa. E le migrazioni sembrano essere diventate il principale spartiacque del confronto politico-culturale nel Vecchio Continente, al pari dell’economia. E da questo dibattito sembrano passare persino i destini dell’UE alla prossima tornata elettorale del 2019, almeno per come li avevano sognati Spinelli e gli statisti della sua generazione. Ecco che, quindi, la lettura filosofica, letteraria, politica, dunque economica della società e dell’Europa passa attraverso l’idea che si ha di mediterraneismo. E di conseguenza le politiche che adottano partiti e governi molto dipendono da questa idea. Francescomaria Tedesco, filosofo del diritto e della politica presso l’Università di Camerino, nel suo libro “Mediterraneismo. Il pensiero antimeridiano” (Maltemi, 2017, 195 pag., 12,75 euro), analizza i diversi approcci filosofici, letterari, musicali e politici sul Mediterraneo. Per Tedesco il mediterraneismo è intriso, per un verso, di pregiudizi su una presunta arretratezza orientale dei suoi popoli e, per l’altro, da uno sguardo lirico ed estetizzante, che vorrebbe il Mare nostrum come il luogo resistente contro la potenza oceanica del capitalismo. Per l’autore entrambe queste immagini sono false ed “entrambe hanno contribuito a costruire un Mediterraneo di fantasia, che ha ventriloquato eventi, popoli, stagioni”. (SEGUE)