Sono circa 100mila le persone coinvolte nella distribuzione di merci di seconda mano ai consumatori, che ogni anno riescono a recuperare 500mila tonnellate di beni che vengono avviati al riutilizzo – garantendo il riuso di circa 8 kg di rifiuti per abitante – fatturando circa 2 miliardi. In assenza di un quadro normativo definito, molti operatori, e soprattutto gli ambulanti, sono costretti a lavorare in una zona grigia che genera precariato e una serie di problemi a ogni livello. La vulnerabilità economica e sociale di molti operatori non è tenuta in nessun conto. Sul settore pesano poi tasse e tariffe sproporzionate rispetto al valore effettivo dei beni commercializzati: particolarmente vessatorie sono le tariffe rifiuti, che non prendono atto della scarsa produzione di rifiuti d’imballaggio di questo tipo di attività né del lavoro ecologico fatto; e poi c’è l’Iva, che è già stata pagata al momento del primo acquisto e che oggi viene pagata due volte. La vulnerabilità, A mancare, in generale, è il coordinamento fra enti pubblici e attori privati; per la maggior parte dei beni durevoli, ad esempio, le raccolte dei rifiuti urbani non sono organizzate per differenziare ciò che è riutilizzabile e per convogliarlo nelle filiere economiche del riutilizzo. “Questa iniziativa – spiega Pietro Luppi, portavoce di Rete Onu – contribuirà a sbloccare l’intercettazione delle 600mila tonnellate di rifiuti riutilizzabili in buono stato che potrebbero essere reinseriti in circolazione; si tratta del 2% dell’intera produzione di rifiuti urbani che causa uno spreco di denaro pubblico di almeno 60 milioni di euro annui. Seguiremo con estrema attenzione tutto l’iter di discussione della legge e proporremo che vengano affrontate alcune questioni che per gli operatori dell’usato sono fondamentali, come ad esempio le difficoltà generate dalla richiesta di offerte economiche al massimo rialzo per affidare il servizio di raccolta di beni riutilizzabili”. La proposta di legge istituisce un codice di attività specifico, il Codice Ateco, che circoscrive in maniera chiara i soggetti su cui ricadranno i provvedimenti in materia fiscale, commerciale, urbanistica e ambientale. Entrando nel dettaglio verrà creato presso il Ministero dell’Ambiente un Tavolo di lavoro permanente sul Riutilizzo, al quale partecipano Enti Pubblici e associazioni rappresentative del settore: il Tavolo avrà il compito di promuovere accordi e politiche finalizzati a incrementare riutilizzo e preparazione per il riutilizzo. Nel testo ci sono anche obblighi di tracciabilità dei beni usati per prevenire ricettazione e riciclaggio, non mancano disposizioni a tutela dei mercati storici, misure a favore dei soggetti vulnerabili e regole sull’insediamento degli operatori dell’usato nel territorio. La proposta vincola inoltre lo Stato a intercettare fondi europei per sostenere il settore del riuso grazie a politiche di educazione e dei percorsi di formazione professionale degli operatori. Secondo Stefano Vignaroli, primo firmatario della legge, “anche per l’Unione Europea il riuso è una priorità ma poi si fa sempre molto poco. Chiedo alle imprese maggior coraggio sull’economia circolare per innovare la propria produzione, perché siamo invasi dai rifiuti e dentro i rifiuti spesso c’è una miniera. Contiamo di fare arrivare il testo in aula a dicembre”.
(Sis)
