Roma, 1 ott – “Perdonatemi se con nessuno di voi / non ho niente in comune: / io sono un istrione a cui la scena dà / la giusta dimensione”: versi che racchiudono una vita, quella di Charles Aznavour, scomparso ieri nel sud della Francia all’età di 94 anni. Una vita vissuta sul palco fino all’ultimo: il 19 settembre a Osaka il suo ultimo concerto, mentre il prossimo si sarebbe dovuto tenere il 26 ottobre a Bruxelles. Monumento della canzone d’oltralpe, (ma di origini armene, che non dimenticò mai) Aznavour fu scoperto da Edith Piaf, arrivando al successo nel 1956 e inserendosi ben presto nella cerchia dei più noti e apprezzati chansonniers francesi. Le sue canzoni, proposte con una voce dall’inconfondibile timbro roco, hanno il loro punto di riferimento costante nell’amore, un amore-passione evocato all’insegna del più genuino anticonformismo. Tra i suoi più grandi successi musicali, oltre a “L’Istrione”, brani come “E io tra voi” (in cui si esprime la sofferenza di un uomo di fronte ai segni del tradimento della donna amata) e “Quello che si dice” (che racconta la solitudine esistenziale di un omosessuale). In totale 300 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, incisi in 7 lingue tra cui l’italiano. Con il nostro Paese, infatti, Aznavour aveva un rapporto intensissimo, visto che il padre fu salvato da una nave italiana da una strage inflitta al popolo armeno: in omaggio all’Italia la sorella maggiore fu chiamata Aida. Artista completo, come attore cinematografico si impose all’attenzione della critica e del pubblico interpretando in “La fossa dei disperati” (1958) il ruolo di un epilettico che finisce suicida. (SEGUE)