Roma, 4 ott – Dopo i due casi di colera registrati ieri all’ospedale Cotugno di Napoli – la madre e suo figlio di 2 anni rientrati recentemente da un viaggio in Bangladesh- Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Inmi Spallanzani di Roma sottolinea che si tratta dei “primi casi dopo ben 10 anni dal precedente di Milano del 2008. In Europa gli ultimi casi risalgono al 2015: uno in Germania ed uno in Belgio. Durante l’allarme colera del 1973 l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive ricoverò 4 dei 9 casi di colera diagnosticati in Italia e gestì in regime di ricovero circa 3000 persone con diarrea con diversa causa infettiva. La precoce identificazione dei 2 casi di Napoli evidenzia il ruolo rilevante dalla rete dei reparti di malattie infettive distribuiti capillarmente su tutto il territorio italiano che, attraverso una approccio sindromico, riescono a gestire efficacemente anche patologie inusuali come il colera virtualmente assente da anni sul territorio nazionale”. Ippolito segnala “attualmente nella penisola arabica in Yemen è presente la più grande epidemia di colera al mondo favorita dalla completa assenza di sanità pubblica e dalla guerra civile in atto nel paese ignorata dai mass media italiani. Sono stati segnalati più di 1.100.000 casi e 2.300 morti negli ultimi 14 mesi”. (red)