Roma, 5 ott – Sempre in Sicilia il Piacentino ennese si produce con il latte della pecora Comisana dalla caratteristica testa rossa. Ma c’è anche – spiega la Coldiretti – la mucca Podolica diffusa in tutto il Sud che per la sua resistenza e robustezza è un grande esempio di adattamento a un ambiente duro e difficile e che con il suo latte ha sfamato generazioni di famiglie permettendo di realizzare formaggi a pasta filata e il celebre Caciocavallo Podolico. Portata con le invasioni barbariche c’è la Marchigiana diffusa in centro Italia, mentre in Sicilia si trova la Modicana in grado di adattarsi anche a pascoli poveri bruciati dal sole per poi regalare un latte usato per formaggi tipici come il Ragusano, mentre con il latte della preziosa napoletana Agerolese si crea il “Provolone del Monaco”. Sulle Alpi – continua la Coldiretti – si trovano poi ancora le preziose mucche Barà di cui sono rimasti solo 4mila esemplari in tutta Italia, famose per la loro capacità di adattarsi alla dura vita in montagna. Ma nel Villaggio contadino della capitale – spiega Coldiretti – si possono ammirare anche il maiale nero casertano “calvo”, detto anche di razza “pelatella” perché senza peli, che ha avuto la sua massima diffusione alla fine dell’800 per poi essere riscoperto in tempi recenti con allevamenti allo stato brado o semibrado. Oppure il maiale di Cinta Senese dalla caratteristica cintura bianca e amico degli artisti dopo essere stato immortalato per la prima volta nel 1340 nel celebre affresco “Effetti del buongoverno in città e nel contado” del pittore senese Ambrogio Lorenzetti, per poi apparire anche in dipinti e affreschi della scuola senese del XII secolo in diverse chiese della campagna di Siena e in altre opere, ad esempio a Venezia nella cappella dell’Annunziata, in un dipinto datato 1510, di esecuzione faentina. (SEGUE)