Venezia, 10 ott – Una specifica sessione è infine dedicata al tema delle copie ed in
particolare alla vicenda della Casa Museo Ivan Bruschi di Arezzo dove è conservata una
misteriosa iscrizione latina, incisa su una piccola lastrina di marmo e finora
completamente sfuggita agli occhi degli esperti. Le uniche informazioni note
riguardano la provenienza del reperto: esso era un tempo conservato nella collezione
privata della famiglia dei conti Vitali, anticamente esposta nella loro splendida
villa a Fermo nelle Marche e oggi dispersa. La lastrina riporta una citazione di un
salmo biblico “Erudimini qui iudicatis terram”, cioè “Imparate, voi che giudicate la
terra”. Lo studio del reperto, condotto da Andrea Raggi (Università di Pisa) e Carlo
Slavich (Sapienza Università di Roma), getta nuova luce anche su un altro singolare
manufatto iscritto, conservato presso il Johns Hopkins Archaeological Museum di
Baltimora. Fino a oggi quest’ultima iscrizione era stata universalmente accolta come
genuina dalla critica e classificata come iscrizione sepolcrale cristiana. Una
fortunata coincidenza consente di dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che i due
reperti iscritti, entrambi acquistati sul mercato antiquario romano ai primi del
Novecento, sono opera di un falsario moderno e parte di una stessa serie. Per il
carattere edificante delle iscrizioni, il loro autore è stato definito dai due
studiosi Sententiosus, cioè produttore di sentenze. Il convegno è organizzato
nell’ambito del progetto triennale “False testimonianze” finanziato dal Miur tra i
progetti di interesse nazionale (Prin). (red)