Trento, 12 ott – Ogni gol che si rivede sullo schermo viene accolto con un boato come se stesse accadendo in diretta. E sul palco si riabbracciano anche i protagonisti di quelle gare. “Mourinho sapeva far diventare forte anche un calciatore normale”, ricorda Julio Cesar mentre Maicon parla della velocità di Eto’o. Dopo le immagini della trasferta di Kiev in Champions, vinta negli ultimi minuti con conseguente qualificazione, Moratti ricorda “la sofferenza di quella gara: ma c’era sempre una determinazione e una sicurezza che andavano oltre al risultato. E questo era dato dalla personalità di Mourinho: i ragazzi avevamo la convinzione di essere più forti fino all’ultimo minuto. Unito ovviamente a tutto quel talento”. “Ci credevamo fino alla fine, era una squadra fatta di uomini ancor prima che di calciatori”, rintuzza Zanetti. Anche la famosa foto di Mourinho che mima le manette viene accolta da boati (“da allora è un eroe per noi” scherza Tronchetti Provera) e Materazzi ricorda: “La sua strategia di catalizzare le critiche e allentare la tensione su di noi ha sempre funzionato”. “La ragione per cui mi è sempre rimasto in mente Mourinho – aggiunge Moratti – era per un’intervista di due anni prima, quando in semifinale di Coppa dei campioni tra Porto e La Coruna disse che pensava già alla finale. Mi conquistò”. I ricordi continuano scanditi dai gol delle gare simbolo di quella stagione, in Italia e in Europa. (SEGUE)