Roma, 15 ott – È da poco uscito, per le “Saggine” di Donzelli, il libro di Fabrizio Di Marzio, consigliere della corte di Cassazione e condirettore, con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, della rivista “Giustizia Civile”. Si tratta di “La politica e il contratto. Dalla affermazione dei valori alla negoziazione degli interessi” (Donzelli, 2018, 154 pagine, 17 euro). Sostanzialmente un pamphlet, senza vis polemica, tendente a valorizzare nel metodo e merito il recente “Contratto di Governo” sottoscritto da Lega e M5S, partiti diversi e distanti per cultura, pratica politica, programmi elettorali, radicamento e rappresentazione geografica nazionale. Di Marzio, infatti, nel libro è cosciente che l’accordo tra Salvini e Di Maio ha avuto un impatto dirompente, con esiti non del tutto ponderabili e per molti versi rischiosi. Per questo motivo, concentra l’attenzione sull’essenza, in termini di diritto, del “contratto” in generale, legittimando nel metodo, nella sostanza e nell’intento politico il “Contratto di governo”, come fosse un patto sociale. Per l’autore il contratto di governo “si ispira esplicitamente al modello contrattuale mutuato dal diritto privato”. Ecco, quindi, che parti diverse e anche in conflitto, sentono la necessità di tutelare le reciproche azioni e interessi sulla base di uno strumento mutuato dal diritto (privato) e non più dalla politica e dalla mediazione, dal compromesso e dalla sintesi. Si vuol prendere, sul piano lessicale e mediatico, le distanze dalla politica come la si intende comunemente, mantenere una presunta e sbandierata “diversità” e ci si vuol mettere al riparo dall’accusa di aver fatto “alleanze” o compromessi esclusi in campagna elettorale. (Ema / SEGUE)