Roma, 15 ott – Michael Walzer, uno dei più importanti pensatori politici statunitensi e per più di trent’anni direttore della rivista politica Dissent, è arrivato nelle librerie italiane con il libro “Una politica estera per la sinistra” (Raffaello Cortina Editore, 2018, 210 pagine, 20 euro). Si tratta, tranne un solo capitolo del libro, di una raccolta di saggi pubblicati negli ultimi decenni per lo più sulla rivista che dirigeva. In questo lavoro, quando parla di Sinistra intende principalmente quella degli Usa, ma spaziando anche in Europa, dove essa è nata. E intendendo, con questo termine, tutti coloro che Sinistra si definiscono: gli “esponenti della vecchia sinistra e della nuova sinistra, i comunisti e gli anarchici e tutte le persone che si sono unite a questo o a quel fenomeno popolare”. Il fulcro del libro nasce dal carattere internazionalista della Sinistra che, soprattutto negli Usa (ma un po’ ovunque), porta con sé una contraddizione e un nodo mai sciolti sul rapporto con gli aspetti della sicurezza, della guerra e dell’imperialismo. Per cui l’autore, partendo da uno dei momenti storici più rappresentativi di questa contraddizione, cioè l’intervento armato in Afghanistan dopo l’11 settembre del 2001, elabora quasi in modo psicanalitico il conflitto interiore della Sinistra sui temi, strettamente connessi, di guerra e politica estera. Per lo studioso americano i rappresentanti della Sinistra “si sentono per lo più a casa loro nel loro paese; la nostra politica è incentrata sulla natura della società nazionale […], non abbiamo mai avuto una buona padronanza della politica estera o delle politiche per la sicurezza”. (Ema / SEGUE)