Roma, 16 ott – Il caso di GW170817 ha dimostrato che eventi di questo tipo possono creare increspature nello stesso spazio-tempo, le onde gravitazionali. L’apparente corrispondenza tra GRB150101B e GW170817 è sorprendente: entrambi hanno prodotto una emissione di raggi gamma insolitamente debole e di breve durata, ed entrambi erano una fonte di luce ottica blu brillante e emissione di raggi X di lunga durata. Le galassie ospiti sono anche molto simili, in base alle osservazioni del telescopio Spaziale Hubble e di quello a Terra DCT. Entrambe sono luminose galassie ellittiche con una popolazione di stelle di qualche miliardo di anni e che sembrano non possedere attività di formazione stellare in corso. Inoltre, qui dalla Terra dovremmo aver visto per entrambi una esplosione “fuori asse”, ovvero solo una porzione laterale del loro getto, che evidentemente non puntava esattamente verso di noi. La scoperta di GRB150101 rappresenta solo la seconda volta che astronomi hanno rilevato un GRB corto fuori asse. “La bellezza di GW170817 è che ci ha dato un insieme di caratteristiche, un po’ come i marcatori genetici, per identificare nuovi membri della famiglia di oggetti esplosivi a distanze persino maggiori di quanto LIGO possa attualmente raggiungere”, commenta Piro. Ma oltre alle tante similitudini, tra GRB150101B e GW170817, ci sono due differenze molto importanti. Una è la loro distanza da noi. GW170817 è a circa 130 milioni di anni luce dalla Terra, mentre GRB150101 si trova a circa 1,7 miliardi di anni luce di distanza. Anche se Advanced LIGO fosse stato operativo all’inizio del 2015, molto probabilmente non avrebbe rilevato le onde gravitazionali da GRB150101 a causa della sua maggiore distanza. L’altra importante differenza tra GW170817 e GRB150101 è che senza il rilevamento delle onde gravitazionali, il team non conosce le masse dei due oggetti che si sono fusi. Rimane così la possibilità che la fusione fosse tra un buco nero e una stella di neutroni, piuttosto che due stelle di neutroni. “Quello che abbiamo visto è solo la punta dell’iceberg. Molti di questi eventi sono difficili da scoprire, o perché molto distanti, o in quanto il fascio di radiazione che emettono punta lontano dalla Terra”, conclude Luigi Piro. “Grazie ad Athena, il grande telescopio spaziale in raggi X dell’ESA, saremo in grado di scovare anche i più deboli e capire se hanno tutti la stessa origine”. (red)