Roma, 22 ott – Il tuo ultimo album, Tarake’ appunto – è ben registrato e suonato altrettanto bene. È anche un’opera assai più complessa e matura di quella precedente, “Iettavuci”. Ci vuoi raccontare come è nato e cosa hai imparato nel farlo?
“Con questo album ho voluto cimentarmi in prima persona in tutti gli aspetti del progetto, non solo quelli legati al canto. La parola è solo uno degli elementi che contribuiscono al racconto. La musica, gli arrangiamenti, gli strumenti utilizzati sono altrettanto fondamentali per definire i contenuti che si vogliono veicolare. Devo molto ai due direttori artistici del progetto, Carmelo Colaianni e Manfredi Tuminello, che mi hanno aiutato a pensare meglio l’abbinamento tra suoni, strumenti e testi. L’album ha sonorità prevalentemente acustiche, con l’impiego di strumenti quali il duduk armeno, la zampogna siciliana, il mandolino e altri strumenti a plettro, che sono stati accostati ai suoni tipicamente pop della chitarra acustica”.
Ci dici quali sono le due canzoni del tuo repertorio a cui sei più legata?
“Tarake’ è il brano che al momento mi rappresenta di più, è il passaggio da quella che ero a quella che sono e voglio essere. Inoltre ha per me rappresentato una vera e propria sfida, perché in questa canzone il dialetto siciliano è usato in combinazione con la lingua italiana. Un altro brano al quale sono molto legata dal punto di vista sentimentale è ‘Quanto stiddi’, anch’esso contenuto nell’album Tarake’, e in cui racconto di un amore più complesso e maturo di quello del mio primo diario segreto”.
Puoi raccontarci su quali progetti stai lavorando attualmente?
“Questa estate, su invito del console italiano in Pakistan e in collaborazione con l’orchestra giovanile di Karaci, abbiamo riarrangiato i brani dell’ultimo album con strumenti tradizionali di quel paese. Il risultato di questa esperienza sarà proposto in una serie di concerti che abbiamo in programma di fare all’estero. In più, ho il progetto di lavorare come interprete di canzoni altrui”.
Ti aspettavi di vincere una targa Tenco? Cosa significa per te questo premio?
“Per me è stata già una grande soddisfazione entrare nella lista ristretta della giuria del Tenco assieme ad autentici pilastri della musica popolare come Otello Profazio. Vincere la targa, poi, è stata un’emozione straordinaria che ha dato senso a tutto il nostro lavoro. Questo riconoscimento è assolutamente uno stimolo a proseguire e far meglio in futuro”. (MC)
(BIG ITALY)