Oggi il tema del fine vita vivrà una giornata di portata potenzialmente storica. Il processo a Marco Cappato legato all’assistenza al suicidio offerta invece a Dj Fabo troverà il suo epilogo con il parere della Corte Costituzionale sul tema. A Roma è attesa l’udienza (alle ore 9) e la sentenza della Consulta (nel tardo pomeriggio), chiamata ad esprimersi sull’art. 580 del Codice penale risalente al periodo fascista e al centro quindi del dubbio di costituzionalità sollevato dalla Corte di Assise di Milano. Verrà definito insomma se il reato di aiuto al suicidio è ancora conforme alla Costituzione italiana. Cappato rischia fino a 12 anni di carcere. “La nostra è un’azione di disobbedienza civile, crediamo di aver fatto il nostro dovere, su richiesta di Davide e Fabiano – dichiara Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni -. La speranza è che le persone in condizioni di sofferenza insopportabile possano essere aiutate a interrompere la loro vita senza che chi li aiuta venga sottoposta a condanna fino a 12 anni di carcere. Attendo con rispetto l’udienza”. Il codice penale del 1930 è inadeguato a regolare i casi di persone colpite da malattie irreversibili e in condizioni di sofferenza insopportabile. Un procedimento basato sulle indicazioni comprese da un codice risalente agli anni Trenta prima ancora della nascita della Costituzione, quando le libertà individuali non avevano vissuto la ‘primavera’ dei diritti civili. Infatti, moltissimi articoli di quel codice sono stati poi aboliti per adeguare la nostra normativa penale allo spirito del tempo. Cappato si trova sotto processo, insieme a Mina Welby, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni (si è conclusa ieri a Massa la prima udienza alla Corte d’Assise) per l’assistenza al suicidio assistito di Davide Trentini, ex barista toscano, avvenuto lo scorso 13 aprile in una clinica svizzera, dove giunse accompagnato da Mina Welby e con il sostegno economico di Marco Cappato. In 600 tra persone malate e loro familiari hanno contattato associazione Coscioni dal 2015. In Italia manca una legge che preveda la legalizzazione dell’eutanasia, un tema fuori dalle agende del dibattito politico anche se alla Camera nel 2013 vennero consegnate circa 70mila firme e una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia. Oggi le firme, appena ri-consegnate al presidente della Camera Roberto Fico, sono diventate 130mila. Una proposta di legge che però in Parlamento non è mai stata discussa. Secondo l’indice dello stato delle libertà elaborata per l’associazione Luca Coscioni da Andrea Boggio, docente alla Bryant University, l’Italia è in grave ritardo rispetto lo scenario internazionale. In termini di libertà di autodeterminazione è 31ma su 47 paesi analizzati, dietro a realtà come Messico, Taiwan, Albania. Leader al mondo su questo tema sono Belgio, Olanda e Austria. (23 ott – red)