In molti gli gridano “sciacallo”, qualcun altro però gli riconosce di essere “il primo a venire qui, in questo quartiere di str..zi” e scandisce anche l’ormai classico “l’Italia agli italiani”. E così Matteo Salvini, nella sua comparsata di stamattina a San Lorenzo, riesce far comparire una crepa nello spirito di un quartiere storicamente di sinistra, ma che soffre atavici problemi legati allo spaccio, all’immigrazione e al degrado. L’occasione della visita è la morte violenta di Desiree, una sedicenne drogata e poi abusata sessualmente all’interno di un edificio occupato di via dei Lucani, nella notte tra giovedì e venerdì scorso. Salvini è giunto a San Lorenzo per lasciare dei fiori davanti al cancello del luogo del delitto, come fanno amici di Desiree e abitanti del quartiere ormai da qualche giorno, ma è stato bloccato un centinaio di metri prima dai manifestanti che si erano radunati spontaneamente: semplici cittadini, ragazzi degli spazi sociali e delle associazioni del quartiere, Cinema Palazzo, Communia, Esc Atelier, Atletico San Lorenzo, Palestra Popolare. “Provo tristezza per i ragazzotti dei centri sociali che preferiscono gli spacciatori alla polizia – ha detto Salvini- Loro – e chi la pensa come loro – avranno la nostra attenzione. Agli spacciatori faremo del male. Faremo rispettare le regole. A Roma ci sono altre situazioni incredibili. Vedrò di fare in un anno quello che non hanno fatto in 20, tornerò con le ruspe”. Salvini era giunto sul luogo del delitto dopo aver partecipato alla riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza in Prefettura cui aveva partecipato anche il sindaco di Roma Virginia Raggi, ma la sua visita è stata foriera di qualche tensione tra contestatori dei centri sociali e fan di Salvini, ma anche tra semplici abitanti del quartiere. Contro la presenza di Salvini si sono mobilitate anche le attiviste di ‘Non una di meno’: secondo Zoe Vicentini, “Salvini viene a soffiare sul fuoco in chiave razzista e sessista e ovviamente noi non ci stiamo. Lui viene qua in cerca di riflettori, ma non potevamo lasciare che lui arrivasse e facesse la sua intervista davanti al luogo del delitto. Il conflitto su questa questione ci sta perché questa situazione è paradigmatica di una situazione più generale”.
(PO / Sis)