IGNAZIO VISCO RACCONTA “GLI ANNI DIFFICILI”
In “Anni difficili” (Il Mulino), il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco racconta questi ultimi anni, “dalla crisi finanziaria alle nuove sfide per l’economia”. Stiamo uscendo con grande fatica dagli anni più difficili della nostra storia economica in tempo di pace, anni contrassegnati da una doppia recessione, la prima provocata dalla crisi finanziaria globale e la seconda da quella dei debiti sovrani dell’area dell’euro. Nel volume Visco approfondisce le cause di questo lungo periodo critico, soffermandosi sulla pesante eredità lasciata sui conti pubblici, i bilanci delle banche, il mercato del lavoro, la struttura del sistema produttivo, per concentrarsi poi sulle sfide da affrontare per rendere la nostra economia più dinamica e resistente. È uno sforzo da compiere in un contesto in cui i fenomeni da governare hanno una scala globale: la crescente integrazione dei mercati, il rapido progresso tecnologico, l’immigrazione, la finanza non possono essere gestiti nei ristretti confini nazionali. Non ci può essere sviluppo nell’isolamento. Visco è Governatore della Banca d’Italia e membro del Consiglio direttivo della BCE e della BRI. Dal 1997 al 2002 è stato Capo Economista e Direttore del Dipartimento economico dell’OCSE. Tra i suoi volumi per il Mulino: «L’economia italiana» (con L.F. Signorini, nuova ed. 2002), «Investire in conoscenza» (nuova ed. 2014), «Perché i tempi stanno cambiando» (2015).
LA GEOPOLITICA DELLE LINGUE SPIEGATA DA DEL ZANNA
Il 22 e 23 ottobre scorsi si è tenuta alla Farnesina la terza edizione degli Stati generali della lingua italiana nel mondo. Le lingue, è ormai cosa assodata, hanno un loro peso rilevante nella geopolitica. Per questo motivo alcune delle maggiori potenze del Pianeta, tra le quali l’Italia, investono molte risorse economiche nel promuovere il proprio idioma all’estero, per determinare una certa influenza politica, soprattutto in questa dinamica epoca di globalizzazione. A questo tema dedica particolare attenzione Giorgio del Zanna, nel libro da lui curato e di recente uscita: “Geopolitica delle lingue” (Maggioli Editore, 2018, 228 pagine, 25,00 euro). Del Zanna è professore di Storia contemporanea e Cultura e civiltà della Turchia presso la Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell’Università Cattolica di Milano e componente del direttivo del Centro di ricerca di World History dell’ateneo. Proprio all’Università Cattolica del Sacro cuore, nelle sedi di Milano e Brescia, si sono tenuti due seminari di studio, nel 2016 e 2017, dedicati al tema della geopolitica delle lingue, nei quali sono stati coinvolti studiosi di storia della letteratura linguistica, relazioni internazionali, storia contemporanea e, ovviamente, di lingue. E dai lavori di questi due convegni è nato il libro di del Zanna. L’autore dipinge, nelle pagine del libro, un quadro variegato, in grado di offrire una chiave di lettura originale di processi che interessano lo scenario mondiale, spiegando come le identità (nazionali, culturali o religiose che siano) si siano intrecciate divenendo ibride, generando per un verso incontro e pluralismo, per l’altro resistenze, conflitti culturali e chiusure identitarie e localistiche. Chiusure e resistenze a volte in chiave spontanea e privata, altre come reazione pubblica o organizzata all’omologazione. Allora del Zanna analizza il ruolo delle lingue partendo da quella che possiamo definire la premessa fondamentale di ogni ragionamento geopolitico: “le rivalità di potere tra soggetti che agiscono nel medesimo spazio”. Questo assunto lo porta a considerare attori geopolitici non solo gli Stati, ma una pluralità di soggetti quali quelli non istituzionali, gli enti privati, i gruppi informali, le comunità, gli enti privati. Così come considera plurali anche gli ambiti spaziali: quelli fisici, linguistici, politici e religiosi. E si domanda se è lecito parlare di geopolitica delle lingue, rispondendosi che le lingue non sono realtà neutre ma fattori che agiscono a livello geopolitico. “La lingua – scrive infatti nell’introduzione al libro – identifica il gruppo che la parla, ma è anche strumento di dominio e riflette perciò la potenza dello stato che la utilizza e impone”. Ed ecco, quindi, che si conferma l’importanza dell’intersezione tra globalizzazione e lingue, racchiusa nel concetto portante del libro: “nel moderno scenario internazionale gli stati devono sapersi posizionare nel quadro della competizione globale, nella quale contano non solo i fattori politici ed economici, ma sempre più assumono rilevanza anche quelli culturali e in questo contesto le lingue costituiscono formidabili driver per accrescere la propria influenza, creare ambienti favorevoli agli scambi, rafforzare o creare nuove relazioni, consolidare le reti transnazionali con le comunità di connazionali in diaspora. Questo spiega perché, in questi ultimi anni, tutti gli stati che ambiscono ad avere una rilevanza internazionale perseguono politiche di promozione della propria lingua nel mondo”.
POPULISMI, NUOVE DESTRE E NUOVI PARTITI
È difficile risalire all’origine del termine populismo, come difficile è spiegarne in modo chiaro il fenomeno politico, che è complesso e porta con se tratti e venature delle categorie politiche sia di Destra che di Sinistra. Ma certamente è facile riscontrare come oggi rischi di diventare un movimento politico culturalmente ed elettoralmente egemone, persino in quelle parti del mondo dove solo fino a qualche anno fa era considerato una degenerazione politica da evitare per non incorrere in fenomeni di default economico. Partendo da questa affermazione elettorale del populismo anche in aree del Pianeta come gli USA, l’Europa, la Russia e, ormai, prepotentemente anche in Italia, Lorella Sini e Massimiliano Andreatta hanno dato alle stampe il libro “Populismo, nuove destre e nuovi partiti” (Pisa University Press, 2018, 283 pagine, 16, 00 euro). Il volume, partendo da alcuni fatti politici che stanno scuotendo l’Europa e che hanno prodotto l’estremizzazione di posizioni politiche e reazioni sociali, ragiona proprio sul significato di “populismo” e “nuova Destra”, nell’accezione adottata largamente da giornalisti e politici. Per gli autori queste categorie vengono usate spesso “in modo vago, non facilmente collocabili all’interno delle conosciute ideologie”. E per questo motivo Andreatta e Sina hanno fatto ricorso a diversi studiosi, invitandoli ad analizzare i concetti di populismo e nuova Destra dal “punto di vista storico, linguistico, politologico, applicando le loro riflessioni a diverse aree politiche e geografiche, in particolare a quelle europee”. Tre le scansioni del libro: la prima inquadra il populismo sul piano teorico e concettuale; la seconda raccoglie saggi che affrontano il populismo da una prospettiva empirica e offrono una panoramica ricca del suo multiforme manifestarsi alle diverse latitudini e longitudini; l’ultima parte è una raccolta di saggi sul Front National di Marine Le Pen, in Francia. Si delinea un quadro nel quale da una parte si riscontra la difficoltà e la crisi dei partiti e governi tradizionali in un contesto globale dominato da dinamiche economico-finanziarie transnazionali complesse e ingovernabili, dall’altra il riproporsi con forza dirompente di pericolosi miti nazionalisti e di quella demagogica retorica che, per decenni, si era riusciti a confinare in un angolo e all’irrilevanza. In questo sono facilitati dall’uso della comunicazione effimera del nostro tempo, nella quale vale il presente e l’oggi, dove si perde la memoria storica del ciò che si è affermato e fatto ieri, dove una opinione vale quanto l’altra e indipendentemente dall’autorevolezza e coerenza della fonte che la riporta (anzi, sono messe in discussione proprio le fonti, le autorità, da quelle giornalistiche a quelle economiche o istituzionali), dove gli slogan (quanto più a effetto ed efficaci), anche se impraticabili e irrealizzabili, valgono più di un programma politico, per quanto serio e argomentato.
“TUTTE PER LA VITTORIA”, LE DONNE E LA GRANDE GUERRA
“Tutte per la Vittoria. Femmine, fate, massaie nella propaganda bellica, 1915-1918” di Camilla Peruch (Kellermann editore, traduzione di Dacia Maraini) descrive donne garbate e amorose, affrante e impaurite, decise e carismatiche, sensuali e ammiccanti. Femmine, fate, massaie unite attorno alla Vittoria alata, a indicare come l’azione della propaganda fosse protesa verso quel fine, usando l’immagine femminile nelle sue varie sfaccettature. L’autrice, di Conegliano, si occupa di ricerca e didattica della storia. È curatrice di mostre storiche e autrice de “La storia ritrovata del soldato József Kiss” (Kellermann, 2016). Con Sonia Santin ha scritto “Piave e Grande Guerra” (2017) e “Il Corriere dei Piccoli va alla guerra” (2015), entrambi pubblicati con Kellermann. Altre sue collaborazioni in “La Grande Guerra e la memoria nel Museo della Battaglia di Vittorio Veneto” (Kellermann, 2008) e “La Grande Guerra in cucina. Reperti e memorie delle cucine militari 1915-1918. La birra in trincea” (Eurekip, 2008). (Red)
QUANDO LA VITA TI VIENE A TROVARE. LUCREZIO, SENECA E NOI
Per una meravigliosa e tremenda ambiguità linguistica, la morte e la vita sono iscritte nella stessa parola bios: bíos è vita, biós è arco. Noi siamo così un cerchio incompiuto, imperfetto, un arco, in cui inizio e fine non coincidono. Solitari restare a riva a osservare le tempeste della vita o salire a bordo senza troppo curarci dei compagni di viaggio? Seguire le leggi del cosmo o le leggi dell’io? Scegliere la politica o l’antipolitica? Il negotium o l’otium? Credere o capire di fronte a Dio e alla morte? Seguire la lezione dei padri o la rivoluzione dei figli? Basta volgere lo sguardo al mondo classico di Atene e Roma per trovare i nostri più naturali interlocutori, coloro che ci hanno preceduti nelle nostre stesse domande. Lucrezio e Seneca hanno fatto il controcanto al presente ponendosi le domande ultime. Non importa quali risposte abbiano dato, importa invece la loro allergia al pensiero unico, tanto da averci prospettato concezioni diverse e rivali del mondo. Importa il coraggio di sperimentare, in solitudine e in autonomia, cosa significa sopportare la verità quando la vita ti viene a trovare. A loro dobbiamo rivolgerci per ricordarci come eravamo e come potremmo essere, magari leggendo il saggio “Quando la vita ti viene a trovare. Lucrezio, Seneca e noi” di Ivano Dionigi, edito da Laterza. Dionigi, professore ordinario di Lingua e letteratura latina, ha fondato e dirige il Centro Studi “La permanenza del Classico” dell’Università di Bologna,di cui è stato Rettore. È presidente della Pontificia Accademia di Latinità e dirige la rivista “Latinitas”. Nei suoi studi si è dedicato particolarmente a Lucrezio e Seneca e ha curato volumi sul rapporto antico/presente. Tra i più recenti: I classici e la scienza. Gli antichi, i moderni, noi (2007), Madre, madri (2008), Elogio della politica (2009), Il dio denaro (2010), Animalia (2011), Eredi (2012) e Barbarie (2013) per Rizzoli. Per Mondadori ha scritto Il presente non basta. La lezione del latino (2016).