“Argomentazioni ideologiche, frasi fatte, false utopie. Come se non avessero voglia di capire e valutare veramente i problemi. I Cinque stelle si arroccano su ideologie strampalate, disegnano un mondo fantasioso senza crescita. Non è che se togli risorse europee dall’alta velocità ferroviaria le rimetti automaticamente altrove. Questo populismo ambientalista ha un modo di intendere l’economia che non porta da nessuna parte”. Così Dario Gallina, presidente degli industriali di Torino, in una intrevista al Giornale commenta la sua protesta ieri in Consiglio comunale a Torino, a sostegno della Tav. Con lui c’erano sindacalisti, commercianti, artigiani. Un consigliere grillino gli ha chiesto se pensava di organizzare un’altra “marcia dei 40mila”: “Ve ne porteremo 100mila”, è stata la sua risposta, “se ci sarà bisogno, marceremo”. E aggiunge: “Abbiamo chiesto di rinviare il voto sulla mozione anti Tav: la risposta è stata no. Il sindaco Chiara Appendino non c’era e il suo vice è un noto no-Tav. Così non va bene”, “perdere la Tav significa perdere cantieri, posti di lavoro, un futuro. Questa opera genera 3,77 euro di indotto per ogni euro investito”, “già oggi le multinazionali che operano in Italia pagano un 10 per cento in più per l’arretratezza logistica. La galleria attuale con la Francia è del 1870 ed è piccola, stretta, poco sicura. La Tav è una necessità”. Davvero porterete la gente in piazza? Critica quindi la giunta Appendino: “Vedo una enorme debolezza sulle scelte strategiche e le grandi chiamate. Hanno detto no al G7, alle Olimpiadi e ora alla Tav. Per loro Torino è qualche pista ciclabile in più, una città salotto senza fabbriche e senza economia. Appendino è ostaggio della sua maggioranza, di un localismo privo di una visione sul futuro”. E conclude: “Il no alla Tav sarebbe una figuraccia per l’Italia, la nostra credibilità internazionale precipiterebbe definitivamente”.