Londra, 1 nov – “Per un professionista italiano, quindi, vincere qui vale doppio, esattamente come segnare un gol in trasferta – sottolinea lo scrittore – Little Italy diventa Grande Italia. Attenzione però perché le insidie sono tante: tradizioni, conoscenza della lingua, alimentazione approssimativa soprattutto nella Football League e stadi che possono presentare anche un parcheggio al posto della curva. Come nella regale e austera Oxford con il Kassam Stadium. L’isola del calcio è anche questa. L’Inghilterra – continua Pressenda su ‘Londra, Italia’ – piace ma non si può ridurre questo amore solo ad un ritorno economico. È anche una scelta di vita. Comprende storie romantiche, di passione per lo sport, di amicizia. Di tanti connazionali che compongono una comunità che fanno di Londra la prima città ‘italiana’ in Europa e la seconda nel mondo superata solo da Buenos Aires. È la storia di Enrico Tiritera, il primo professionista del pallone a sbarcare in Inghilterra nel 1993. Dopo un Lazio-Juventus in una fredda giornata di dicembre. Prima anche di Andrea Silenzi, il bomber arrivato al Nottingham Forest il 16 agosto 1995. Tiritera che allena solo per passione, senza guadagnare nemmeno un penny. Di giorno sui campi, la notte al lavoro fino alle 6 del mattino alla Royal Mail. È la storia di successo di Fabrizio Piccareta nata grazie all’amicizia con Paolo Di Canio. O di Paolo Gaudino, fitness coach del Manchester United e Matteo Gerardo Festa, allenatore e traduttore tecnico”.
(Big Italy / Red)