Roma, 5 nov – “L’Italia è particolarmente fragile: 7,5 milioni di cittadini vivono o lavorano in aree a rischio di frane o alluvioni. Questo è un dato di fatto da cui non si può prescindere. Non solo: secondo gli ultimi dati nel 9% delle amministrazioni si è continuato a costruire nelle aree a rischio anche nell’ultimo decennio. Poi c’è la tropicalizzazione del clima che comporta precipitazioni eccessive alternate a periodi di siccità. Il cambiamento climatico è un fatto, dobbiamo farci i conti”. Lo afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa in una intervista al Messaggero nella quale sottolinea che le notizie che arrivano dalla Sicilia e dal Nord-est impongono un’accelerazione della messa in sicurezza del territorio: “Purtroppo quanto accaduto a Palermo rischia di ripetersi se non invertiamo completamente il paradigma della gestione del territorio. Come governo stiamo agendo su due fronti: quello emergenziale, perché bisogna dare delle risposte immediate ai cittadini in difficoltà, e quello strutturale, avviando un piano contro il dissesto idrogeologico che renda il Paese più sicuro. E’ importante chiarire un concetto: il contrasto del dissesto idrogeologico previene le catastrofi a patto che tutti gli attori di tutela del territorio lavorino all’unisono. Lo Stato mette a disposizione i fondi e finanzia i progetti, ma chi esercita le attività di progettazione e realizzazione delle opere sono le Regioni con le Province e i Comuni. Tutti devono lavorare insieme come strumenti di una stessa orchestra. Solo così il piano avrà efficacia” e “spero che il Parlamento approvi il prima possibile la legge contro il consumo di suolo che l’Italia attende da troppi anni”. (SEGUE)