Il giorno è arrivato: a quattro anni dalla sospensione, decisa dopo l’accordo sul programma di disarmo, oggi gli Stati Uniti hanno ufficialmente reintrodotto le sanzioni all’Iran, colpevole secondo la Casa Bianca di aver implementato negli ultimi anni il programma nucleare. L’Italia, insieme ad altri sette Paesi (Cina, India, Grecia, Giappone, Corea del sud, Taiwan e Turchia), è esentata dal rispetto delle sanzioni, che riguardano diversi settori: energia, trasporti, flussi di denaro, sviluppo. Questo perché, ha spiegato il segretario odi Stato americano Mike Pompeo, “questi paesi hanno già dimostrato una significativa riduzione dell’acquisto di greggio iraniano negli ultimi sei mesi e due di questi l’hanno completamente terminata e non le riprenderanno fino a quando vi saranno le sanzioni”. Pompeo ha avvertito che “fino a che l’Iran non farà cambiamenti che abbiamo più volte indicato saremo inflessibili nell’esercitare pressione sul regime”. Il tono è duro, anche se la speranza del governo Usa “è che si possa trovare un altro accordo”. Tra i primi a commentare la decisione degli Stati Uniti c’è il premier israeliano Benjamin Netanyahu, per il quale quello di oggi “è un giorno storico, il giorno in cui la leadership del presidente Donald Trump ha imposto sanzioni estremamente dure sull’Iran, le più dure da quando sono cominciati gli sforzi per mettere un freno all’aggressione”. La mossa statunitense rischia però di acuire le tensioni tra i due Paesi: “E’ una situazione di guerra – dice il presidente iraniano, Hassan Rohani – Non siamo solo noi a volere che si accorci sempre più il mandato di questa Amministrazione Usa, anche i loro alleati europei mi hanno detto che questo è un loro desiderio. Non penso che nella storia ci sia stata un’altra amministrazione degli Stati Uniti così contraria alla legge e ai trattati internazionali”.