Roma, 6 nov – La tragedia di Ponte Morandi ha lacerato il tessuto imprenditoriale della città. Circa 2000 imprese genovesi sono state danneggiate materialmente, per un totale di 450 milioni di euro di danni, in media 215mila euro ad impresa, ma per alcune attività il danno è arrivato a 30 milioni di euro. In questo scenario, lo stop imposto alla città dalla tragedia rischia di aggravare ulteriormente la situazione, con ricadute economiche negative che si ripercuoterebbero su tutta l’economia nazionale, oltre i confini del capoluogo ligure.
Il ponte svolgeva infatti una funzione centrale nel collegare Genova al resto del paese. Su quel ponte transitavano ogni giorno 2.000 Tir per trasportare merci e container, anche da un terminal all’altro del Porto. Proprio quella che forse è la più rappresentativa delle attività economiche di Genova, il suo Porto, si trova dunque a fronteggiare un improvviso ostacolo allo sviluppo.
Il rischio di ricadute recessive è grande, soprattutto se si considera che il Porto di Genova è il principale del Paese. Gli effetti dello stop imposto dal crollo del ponte Morandi sono già visibili. Secondo gli utili dati ufficiali dell’Autorità portuale disponibili, nel solo mese di agosto il traffico commerciale del Porto è calato del 18,9%. La flessione per il traffico container (il più importante) è stata del -24,6%. (SEGUE)