(di Isabella Liberatori) Roma, 6 nov – Eletto all’unanimità presidente della Fieg quattro mesi fa, Andrea Riffeser Monti ha accettato di guidare gli editori italiani nel periodo forse più difficile per l’industria dell’informazione, stretta tra la concorrenza (spesso sleale) del web e i pregiudizi di una politica che con i giornali ha rapporti conflittuali. Riffeser sta dirigendo la Fieg con il piglio dell’imprenditore. Laureato in Scienze Economiche, è Vice Presidente e Amministratore Delegato di Poligrafici Editoriale, quinto gruppo italiano del settore.
Nel suo programma di lavoro pochi ma chiari impegni: dagli accordi da siglare con enti pubblici e istituzioni per delineare strategie di collaborazione e crescita del settore alla regolamentazione della pubblicità a garanzia di lettori ed editori; dalla definizione di una nuova relazione tra stampa, lettori e cittadini al riequilibrio delle risorse pubblicitarie attraverso l’introduzione di tetti di raccolta per tv e radio; fino alla tutela del prodotto editoriale partendo dal riconoscimento del copyright anche nel web.
Presidente Riffeser, il Censis conferma quello che vediamo tutti, e cioè che lo sviluppo impetuoso dei media digitali si accompagna a un discorso diametralmente opposto che riguarda la carta stampata: il 56% degli italiani non contempla abitualmente nella sua dieta mediatica i mezzi cartacei, libri, giornali, riviste, periodici di carta. L’industria editoriale per non soccombere deve cambiare pelle, declinando i suoi contenuti nei nuovi formati digitali. Lo sta facendo?
“Sì, lo sta facendo. Le edizioni on line dei grandi quotidiani e delle agenzie di stampa sono sempre più ricche e originali. Sta crescendo anche la presenza dell’editoria professionale nel mondo dei social. Dobbiamo però sapere che i veri risultati dal mondo digitale arriveranno tra qualche anno, quando cioè gli editori e i lettori avranno condiviso il concetto che per avere informazione di buona qualità si deve pagare, magari anche solo un prezzo simbolico. Si deve riconoscere il valore dell’informazione fatta dai professionisti, con delle regole e, ovviamente dei costi. Anch’io, che pure sono nato in una famiglia di editori, spesso mi imbatto in fake news che faccio difficoltà a riconoscere. Anche il pubblico presto vorrà scegliere di informarsi con strumenti e notizie certe e troverà normale pagarle come già avviene in molti altri Paesi”. (SEGUE)