Roma, 7 nov – “Da un noto esperto di riforme costituzionali, per la sua parte politica, come il Senatore Roberto Calderoli, è venuta l’interpretazione autentica della proposta di riduzione del numero dei senatori e dei deputati presentata dall’attuale governo riguardo alla rappresentanza dei cittadini italiani all’estero. Dagli attuali 18 (12 alla Camera e 6 al Senato) si dovrebbe passare a 12 (8 + 4). Non saremo noi, convinti sostenitori del Sì al referendum confermativo per la riforma costituzionale approvata dal Parlamento, che prevedeva il superamento del Senato elettivo, una riforma peraltro largamente condivisa dagli italiani all’estero, a negare l’opportunità di rendere più snello e funzionale il massimo organo di rappresentanza della nostra Repubblica. Non condividiamo, invece, il metodo con cui si portano avanti queste delicate questioni e il merito della proposta”. Lo sottolineano in una nota i parlamentari PD eletti all’estero Laura Garavini, Francesco Giacobbe, Nicola Carè, Francesca La Marca, Angela Schirò e Massimo Ungaro. “Circa il metodo, nello stesso governo c’è chi persegue l’obiettivo di una radicale riforma del voto degli italiani all’estero e chi propone di tagliare di un terzo il già esiguo numero dei rappresentanti. Questi rispettabili uomini di governo si parlano tra loro? Quale il nesso e soprattutto quale coerenza ci sono almeno tra queste due proposte, a tacere d’altro, come ad esempio di quella riguardante la cittadinanza?” si chiedono gli esponenti del Pd. (PO / SEGUE)