In una intervista a La Stampa Romano Prodi propone una lettura “globale” delle elezioni americane: “In questa campagna elettorale si è manifestato un dato molto interessante: Trump non ha cavalcato i temi dell’economia, che pure era trionfale per lui”, “la politica ha ripreso a comandare sull’economia. Trump, anche contro gli interessi di multinazionali che hanno una forza economica impressionante come Apple, Nike, mette i dazi alla Cina. E quale è stata la reazione? Zero!” e “anche i democratici, come Trump, hanno fatto ricorso ad armi politiche, pur diverse da quelle di Trump. Una su tutti: la condizione umana. E dunque Welfare, sanità, squilibri, ingiustizie”, “i democratici si sono presentati con candidati moderati e liberal e in alcuni casi hanno cavalcato il radicalismo, le minoranze etiche ed etniche. Grazie a questo e al risultato finale, con due Camere di diverso orientamento, è tornato il check and balance”. Un segnale per l’Europa? “Se alle prossime elezioni avessimo due candidati, uno dello schieramento moderato e uno del fronte progressista, che si sfidano con piattaforme diverse, avremmo una grande battaglia e un ritorno alla politica. Stiamo ai fatti. Il Ppe, almeno per ora, si sposta destra, anche per ‘tenere’ Orban, i baveresi. Uno spostamento che renderebbe possibile, anche se non facile, una coalizione alternativa tra socialisti, liberali, verdi e macronisti con un unico candidato per la presidenza della Commissione europea”. I segnali di ripresa progressista arriveranno anche in Italia? “E’ possibile ma non è detto. Una opposizione fallisce sempre se non si trasforma in una alternativa: in Italia c’è una opposizione ma è molto frammentata. Sminuzzata. Un elettore vota una proposta alternativa se spera che questa vinca. Per alcuni il voto può rappresentare una testimonianza, ma di solito quegli elettori non bastano a vincere”, “qui da noi servirebbe un grande dibattito che vada oltre i partiti su disparità, sicurezza, emigrazione, giovani ricerca e scuola. Una scomposizione che deve partire dal basso, cercando una ricomposizione. Con una raccomandazione: un tweet può concludere un ragionamento, ma non può mai iniziarlo!!. (8 nov – red)
