Roma, 8 nov – La SVIMEZ ha valutato anche l’effetto dell’ampliamento dello spread al Centro-Nord e nel Mezzogiorno, ipotizzando che nel 2019 e nel 2020 sia di poco inferiore ai 300 punti. Un innalzamento stabile dello spread sui livelli attuali comporterebbe una minore crescita nel 2019 di circa lo 0,33% e nel 2020 dello 0,35%. Nel Centro-Nord l’effetto sarebbe, invece, dello 0,22% il prossimo anno e dello 0,25% il successivo. Da queste cifre – secondo la Svimez – scaturiscono due considerazioni: prima, un incremento stabile nel costo del debito limita fortemente l’efficacia espansiva delle misure redistributive adottate. Secondo, l’effetto negativo dell’innalzamento dello spread sarebbe maggiore nel Sud, in quanto un maggior differenziale dei tassi comporta una diminuzione degli attivi netti del sistema bancario, riflettendosi in un razionamento dei prestiti alla clientela. E ciò colpirebbe di più gli investimenti delle imprese meridionali, le quali hanno maggiori bisogni finanziari che non sempre riescono a soddisfare. Se si analizzano i dati più recenti sull’andamento degli impieghi, si nota che l’ammontare dei prestiti erogati è già diminuito nel secondo trimestre 2018, in particolare nel Sud, contestualmente all’innalzamento dello spread. (Red)
