Roma, 14 nov – Menia ricorda poi in che modo è nato il Comitato Tricolore: “Il Comitato ha una genesi antica – afferma – perché nasce nel 1968. Ma c’è anche una storia precedente da raccontare. Ed è la storia di una miriade di comunità sparse in tutto il mondo, orgogliose di essere italiane, che va dall’Egitto, all’Eritrea, fino all’Australia, al Brasile, all’Argentina, le quali danno vita a un’intensissima attività culturale, fondando giornali e pubblicazioni. Ecco, queste intense esperienze, rappresentano come i prodromi del Comitato Tricolore, nel quale, appunto, convivono diverse anime, oggi finalmente legate indissolubilmente tra loro. E’ questo il magnifico fil rouge che lega tutti gli italiani all’estero sotto il comun denominatore della Patria, dell’Italia. Un affetto verso il nostro paese che si manifesta in ogni occasione della vita, così come ci ha insegnato anche Mirko Tremaglia che, recatosi in Eritrea per andare alla ricerca della tomba del padre morto prigioniero degli inglesi, scoprì che quella tomba, quel giorno, era piena di fiori: un tributo speciale ed affettuoso da parte dei tanti italiani residenti in quel luogo. E questo è lo stesso spirito che ha sempre permeato il Comitato Tricolore, nato grazie all’opera di fondatori di tutto rispetto, ambasciatori, intellettuali, figure molto importanti. In quegli anni verrà alla luce anche la prima rivista del Comitato, intitolata Italia Tricolore”. Tra gli obiettivi che il Comitato Tricolore oggi pone c’è “Il rafforzamento dei legami tra le varie comunità italiane nel mondo”, che secondo Menia “rappresenta il manifesto programmatico del Comitato”. “Si tratta dunque di ripercorrere e reinterpretare le vicende e il ruolo di un’associazione benemerita, nata nell’alveo della cultura e dell’impegno politico della destra italiana, che fece del conseguimento del diritto di voto per gli italiani all’estero la sua battaglia storica e vincente – conclude Menia – Oggi esiste quella che si potrebbe definire una italianità di ritorno, quella italianità che si produce fuori dai nostri confini e che è creata da tutti quegli italiani che, all’estero, grazie alle loro attività, determinano la produzione di un tesoro di inestimabile valore. Spingiamola, dunque, questa italianità di ritorno, soprattutto oggi che ci troviamo di fronte al mondo globalizzato e ai grandi fenomeni immigratori che ci investono e ci pongono come prioritaria la questione della difesa dell’identità italiana in casa e della conservazione e promozione della stessa al di fuori dei nostri confini. Temi sui quali il Ctim si sta impegnando oggi e per i prossimi anni”. (red)