Bologna, 16 nov – Oggi gli scienziati sono in grado di costruire pinze molecolari, navette molecolari, ascensori molecolari e persino microscopici motori rotanti: congegni sofisticati e piccolissimi che possono essere attivati da stimoli chimici, elettrici o anche luminosi. Ma la strada per arrivare a questi risultati è stata molto lunga. Benché siano diffusissime in natura (solo nel corpo umano si stima ce ne siano diecimila diverse tipologie), realizzare artificialmente macchine con dimensioni dell’ordine di un miliardesimo di metro è infatti un’impresa tutt’altro che semplice. I primi esperimenti di successo sono arrivati solo a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, prima con gli studi di Jean-Pierre Sauvage e di Sir J. Fraser Stoddart, con i quali Vincenzo Balzani ha collaborato per anni, e poi con i lavori di Bernard L. Feringa.
I passi avanti fatti da allora sono stati enormi, e il Premio Nobel assegnato nel 2016 ha consacrato definitivamente la centralità degli studi sulle macchine molecolari e le grandi aspettative che custodiscono. Tra le possibili applicazioni ci sono infatti congegni capaci di costruire biomolecole direttamente all’interno di un organismo oppure farmaci in grado di attivarsi solo nel luogo giusto e al momento giusto, ma anche una nuova generazione di potentissimi computer chimici o tecnologie in grado di convertire in maniera estremamente efficiente l’energia solare.
(BIG ITALY / red)