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IL MURO DELLE BAMBOLE
VERSO IL PARLAMENTO

it@withub.it by it@withub.it
20 Novembre 2018
in In evidenza HP, In evidenza top news
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A Pinky il marito diede fuoco tre anni fa, in casa davanti ai figli: la giovane di origini indiane lo ha denunciato ed è stata abbandonata dalla propria comunità, perché ha deciso di denunciare il marito: “L’ho fatto per  mia  figlia,  il mio è stato un matrimonio combinato e voglio che lei sia libera di decidere il proprio futuro”. Gigliola ha riconosciuto trenta anni fa il corpo della figlia Monia, uccisa dal fidanzato; ora si impegna nelle scuole per prevenire la piaga  della violenza sulle donne: “Bisogna partire dall’informazione e dall’educazione dei ragazzi: a Brescia organizziamo un concorso letterario dedicato a mia figlia, vi hanno partecipato 600 ragazzi e i loro componimenti saranno inseriti in un libro che sarà distribuito nelle scuole”. Sabrina ha vissuto una relazione “tossica” per 21 mesi, con violenze psicologiche e manipolazioni da parte dell’uomo con cui stava: “Verso la fine ho portato a casa qualche livido e ho terminato la relazione, chiudendo tutti i canali per non dare più la possibilità a questa persona di raggiungermi. Nel 90 per cento dei casi la violenza psicologica è anticamera di quella fisica”. Sono le donne coraggiose le cui storie di andata e ritorno dall’inferno della violenza sono state al centro di “Donne e libertà”, tavola rotonda che si è tenuta oggi alla Camera a Palazzo San Macuto, in vista della giornata internazionale contro la violenza sulle donne in programma domenica 25 novembre. Durante l’incontro – promosso dalla deputata di Forza Italia Giusy Versace – è stato proiettato un estratto di circa 15’ del docufilm “Donne e Libertà” realizzato da Jo Squillo.

DIBATTITO. “Da anni mi batto al fianco della mia amica Jo Squillo per tenere alta l’attenzione su questa terribile piaga” spiega la campionessa paralimpica che proprio mercoledì scorso a Montecitorio è stata tra le promotrici della mozione contro il femminicidio, votata all’unanimità dall’Aula.  “C’è bisogno di raccontare che da queste storie se ne esce con grande dolore e fatica grazie al volontariato – afferma Jo Squillo – Grazie alle donne e agli uomini di buona volontà che sostengono queste iniziative. Le istituzioni spesso latitano e allora dobbiamo scuoterne la coscienza per cambiare le leggi. Giusy Versace è proprio una delle donne che stanno cercando di cambiare la vita di molte donne. Noi con questo documentario, partendo dall’esperienza di ‘Wall of Dolls’, abbiamo raccontato questo percorso doloroso da cui però se ne può uscire con grande impegno”. Nei prossimi giorni l’impegno della Versace proseguirà al fianco di Jo Squillo nel “tour” dedicato agli eventi di “Wall of Dolls – il muro delle bambole”, l’installazione artistica creata da quest’ultima a Milano cinque anni fa e divenuta simbolo contro i femminicidi e la violenza sulle donne. “Wall of Dolls” in questi anni è stato esportato in molte altre città italiane, per sensibilizzare e coinvolgere sempre di più l’opinione pubblica. “Vogliamo portare il Muro delle bambole vicino alle istituzioni, davanti la Parlamento” propone la senatrice del Pd Valeria Fedeli (idea accolta favorevolmente dalla stessa ideatrice Jo Squillo)  definendosi “entusiasta per la presenza di donne di diverse provenienze politiche”. “Non ci considereremo mai nemiche e non ci diremo mai cose che attaccano la persona: vogliamo portare nella politica un segno distintivo, usando un linguaggio non violento” sottolinea l’ex ministro dell’Istruzione. La presidente dei deputati di Forza Italia Mariastella Gelmini ha invece sottolineato come “molti passi avanti sono stati fatti dal punto di vista giuridico e legislativo ma dobbiamo fare di più”, auspicando inoltre che la Commissione d’inchiesta sul femminicidio “non sia solo al Senato ma si trasformi in bicamerale”.

GOVERNO. A rappresentare il governo il sottosegretario ai Beni culturali, Lucia Borgonzoni:  “Presso il Consiglio dei ministri Matteo Salvini, d’accordo con i ministri Bonafede e Bongiorno, porterà un provvedimento che non è solo forma ma è molto importante: mettere un bollino sulle denunce di certe fattispecie come stalking e violenza sulle donne. Non è che i magistrati lascino queste pratiche lì – aggiunge l’esponente del Carroccio – ma magari in mezzo a tanto lavoro un bollino che segnala l’urgenza della pratica può veramente salvare una vita”. (PO / Roc – 20 nov)                  

  

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