Bologna, 20 nov – “Quello che emerge dal nostro studio – dice ancora Sazzini – è un modello poligenico, che mostra cioè come sia stata la combinazione di varianti distribuite su più geni ad aver permesso l’evoluzione di un fenotipo così complesso come quello dei popoli di alta quota”. In particolare, le varianti genetiche individuate dai ricercatori sono collegate ad una maggiore efficienza dei processi di angiogenesi, cioè di formazione e proliferazione dei vasi sanguigni: un adattamento che garantisce una migliore irrorazione dei tessuti e la circolazione di un maggiore volume di sangue al loro interno rispetto a quanto accade in individui originari di bassa quota. “La presenza di questo complesso di varianti genetiche – continua il ricercatore – rende possibile un trasporto di ossigeno ottimale nell’organismo dei popoli tibetani e sherpa pur in presenza di una quantità di emoglobina e globuli rossi uguale o addirittura inferiore a quella osservabile in soggetti non geneticamente adattati all’alta quota”. La ricerca, coordinata da Marco Sazzini, antropologo molecolare dell’Università di Bologna, è stata pubblicata su Genome Biology and Evolution con il titolo “Evidence of Polygenic Adaptation to High Altitude from Tibetan and Sherpa Genomes”. Lo studio è stato possibile grazie al lavoro di numerosi studiosi del Dipartimento BiGeA dell’Università di Bologna, fra cui Guido Alberto Gnecchi Ruscone (primo autore del lavoro), Paolo Abondio, Sara De Fanti, Stefania Sarno e Davide Pettener. Hanno collaborato anche Donata Luiselli del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna e i membri dell’associazione Explora Nuunat International, in particolare Davide Peluzzi e Giorgio Marinelli, responsabili assieme agli sherpa del Mount Everest Summitter’s Club dell’organizzazione delle spedizioni scientifico-umanitarie durante le quali sono stati prelevati i campioni biologici analizzati. Lo studio è stato finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del progetto ERC LANGELIN e da fondi del National Institutes of Health messi a disposizione da Anna Di Rienzo, docente presso il Dipartimento di Genetica Umana dell’Università di Chicago (USA). (BIG ITALY / Red)