Primo passo fatto: il ddl anticorruzione è passato alla Camera con 288 voti a favore e 143 contrari, e ora dovrà passare al Senato e poi di nuovo alla Camera, visto che Palazzo Madama dovrà certamente mettere una pezza al pasticcio combinato martedì con il voto segreto sull’inasprimento delle pene per il reato di peculato. “Sono soddisfatto e orgoglioso di questa prima lettura, adesso siamo all’inizio di un percorso legislativo. Non c’è da tenera alta la guardia ma da portare avanti un provvedimento così importante con la dovuta accortezza” dice appena dopo il voto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Anche oggi, nelle ore precedenti il voto, non sono mancati momenti di tensione, all’inizio ancora all’interno della maggioranza (voci in prima mattinata davano gli M5S ancora infuriati con Giorgetti per il voto segreto, poi Luigi Di Maio ha smentito tutto: “siamo con Giorgetti, anche nella sua battaglia per il Coni”), poi tra maggioranza e opposizione, che accusa i grillini di aver inserito un emendamento ‘salva-Casaleggio’ sulla trasparenza delle fondazioni che però escluderebbe la piattaforma Rousseau. “Abbiamo deciso di chiudere il cerchio obbligando alla trasparenza tutte le forze politiche, ci deve essere trasparenza per tutti i contributi, anche per le fondazioni legate ai partiti – ha spiegato Bonafede – non dovranno più esserci scatole cinesi, è fondamentale che ogni cittadino sappia chi finanzia i partiti. Rousseau dovrà essere trasparente come tutti ma vi do una notizia: è già perfettamente trasparente, anche adempiendo a un dovere che la legge fino a oggi non gli assegnava”. L’altra grande novità rimane però in stand-by: confermato infatti che lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado entrerà in vigore solo nel gennaio del 2020. “Non è un cruccio – spiega Bonafede – è una cosa fatta apposta perché si allarghino le spalle del processo e far sì che la prescrizione sia calata all’interno di un processo che funziona. In questo anno dobbiamo lavorare sui tempi morti del processo che lo portano a livelli di intollerabile lungaggine”. Tra gli emendamenti approvati oggi, anche quello di Fratelli d’Italia secondo cui le cooperative non avranno più modo di finanziarie i partiti. I parlamentari dovranno pubblicare personalmente e attraverso il sito del Parlamento tutte le donazioni superiori a 500 euro, e non più a 5mila “se ricevute direttamente o attraverso comitati di sostegno”. Infine, oltre i 100mila euro di donazioni annue, donatore e beneficiario dovranno inoltre sottoscrivere una dichiarazione congiunta, secondo un emendamento del Pd.
(Sis)