Il cinema italiano piange Bernardo Bertolucci, morto oggi a Roma all’età di 77 anni dopo una lunga malattia. Dall’infatuazione inziale della nouvelle vague, incarnata da film estremi come “Prima della rivoluzione” e “Partner”, al confronto con la propria maturità in film come “La tragedia di un uomo ridicolo” e “L’ultimo imperatore” (Oscar per la miglior regia e migliore sceneggiatura non originale), il cinema di Bertolucci ha sempre portato lo spettatore in una serie di mondi paralleli, dove le forze che nella realtà rischiano di travolgerci trovano una loro energia. Da “Il conformista” in poi, Bertolucci ha deciso di uscire da un ambito produttivo indipendente per accettare la sfida del confronto con la “grande” industria, senza perdere mai il proprio tratto autoriale, e trasferendo le proprie ossessioni da un dialogo fra intimi a una esposizione col grande pubblico. La storia intimista fra quattro mura domestiche come quella di “Ultimo tango a Parigi”, con un’icona come Marlon Brando e le mille polemiche seguite all’uscite di quel film. Quindi l’epico “Novecento”, racconto di un’epoca, e ancora “Il tè nel deserto”, “Piccolo Buddha” e, per ultimi i film “The Dreamers” e “io e te”. Nel 2011, gli è stata assegnata anche la Palma d’Oro ad honorem al Festival di Cannes. (Lam – 26 nov)
