Roma, 26 nov – “La partecipazione democratica, i tempi del suo svolgersi, non possono essere subordinati a priorità esterne, perché ciò significherebbe la definitiva resa della democrazia, almeno come essa è definita nella nostra Costituzione – dice ancora Ricci -: la sovranità appartiene al popolo. Nelle argomentazioni che la delegazione del Cgie ha sostenuto per mantenere integro il numero dei parlamentari eletti all’estero (Michele Schiavone e Norberto Lombardi), vi è stata la giusta sottolineatura che il rapporto tra popolazione residente ed eletti che si rilevava in Italia e all’estero, si è notevolmente modificata negli ultimi 12 anni: mentre nel 2006 il rapporto tra singolo/a eletto/a ed elettori era di 56.000 elettori in Italia e oltre 150.000 all’estero, oggi questa proporzione si è ulteriormente ampliata, poiché lo stock di emigrazione italiana è passato da 3,6 milioni di persone (nel 2006), a 5,7 milioni (2018) ed è analogamente cresciuto il corpo elettorale. A questi si aggiungono poi i migranti che non figurano nelle Anagrafi Consolari o nell’ AIRE, e che sono un multiplo di quanto l’Istat riesce a censire sulla base delle cancellazioni di residenza: molto probabilmente ben oltre un milione di persone, di cui circa il 70-80% sono elettori attivi. Colpisce che nel dossier predisposto dal Senato e nei tre diversi disegni di legge destinati alla modifica degli Art.56 e 57 della Costituzione (Quagliarello, Calderoli e Patuelli e Romeo) non sia presente alcun riferimento a questa evoluzione. Il Senato ignora totalmente la dimensione della nuova emigrazione”. (SEGUE)