Sui decimali del rapporto tra deficit e Pil al 2,4% in manovra “stiamo ragionando, c’è una riflessione in corso per arrivare a una valutazione definitiva sui conteggi”. Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, in una intervista al Corriere della Sera, conferma le parole del vicepremier Matteo Salvini. Ma avverte: “Quello che deve essere chiaro è che i due cardini della nostra manovra non verranno toccati, intendo dire che l’intervento sulle pensioni, con quota 100, e il reddito di cittadinanza non sono in discussione”, “sono in corso una serie di verifiche, perché abbiamo evidenza che le due misure che contraddistinguono la legge di Bilancio costeranno meno del previsto, quindi ci sono più soldi per gli investimenti. Ed è in quella direzione che sposteremo più risorse, spiegando bene a Bruxelles l’effetto e l’impulso che possono generare sul fronte della crescita”. Durigon aggiunge: “Sono sicuro che l’Europa comprenda, una volta per tutte, dove intendiamo andare e cosa vogliamo ottenere dalle misure inserite nella manovra. Ho sempre detto che i costi previsti nel primo anno per quota 100 saranno molto inferiori a quanto indicato finora. Se poi nella manovra scriveremo il 2,3% o altro non lo so dire adesso”. Anche il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, in una intervista al Messaggero, conferma che sulla manovra il governo è pronto al dialogo con l’Europa, ma avverte che l’impianto del provvedimento non verrà stravolto. “In guerra si perde sempre: meglio la pace e il buon senso. Se non c’è pregiudizio penso che una soluzione si possa trovare senza però modificare i pilastri sui quali pensiamo si possa effettivamente invertire la rotta rispetto a questi anni in cui si è scelta la via dell’austerity, che però ha fatto lievitare il debito. Non poteva essere che così: se il Paese non cresce il deficit e il debito non possono scendere. I pilastri sono: riduzione delle tasse, politiche per il lavoro, investimenti in infrastrutture, diritti per chi ha maturato la pensione e sostegno ai più deboli”. E aggiunge: “Salvini ha sempre detto che la questione non è di numeri ma di sostanza. Non va dimenticato che questo governo ha preso in eredità un deficit già al 1,2% e una clausola di aumento dell’Iva per 13 miliardi. Adesso siamo all’1,9% senza aver fatto ancora nulla. Si può discutere se lo zero virgola va sugli investimenti, sull’abbassamento delle tasse o sul sostegno all’occupazione ma i margini sono risicati. Tuttavia per salvaguardare la manovra ed evitare un incremento della turbolenza sui mercati, che può vanificare gli sforzi, si potrà valutare una piccola limatura. Toccherà al premier Conte, insieme a Salvini e Di Maio, decidere”. (26 nov – red)