Roma, 27 nov – Il sociologo americano Noam Chomsky, già diversi anni fa, citava un rapporto del Consiglio delle Relazioni Estere e del Programma sull’Approccio Politico Internazionale che rivelava come “i cittadini di tutto il mondo e degli Stati Uniti chiedono che i governi diano una priorità maggiore ai problemi del riscaldamento globale e che appoggino con forza azioni multilaterali per soddisfare questa necessità”. Ma a commento di questo rapporto lo stesso Chomsky spiegava che, in realtà, “gli statunitensi non ritengono che ci sia un consenso scientifico sull’urgenza di prendere iniziative per contrastare il cambiamento climatico”. Per cui, in realtà, “solo una minoranza crede che già ora si stiano subendo le conseguenze di tale cambio”, concludendo che, in buona sostanza, i cittadini americani “tendono a sottovalutare il livello di preoccupazione”. Questa sua tesi ha trovato conferma nelle ultime elezioni presidenziali americane quando, a causa di un sistema che premia chi più investe economicamente nella campagna elettorale è uscita sconfitta la linea politica di Sanders, che si batteva per l’affermazione di una “democrazia sociale funzionante per il lavoro, la salute e l’istruzione” e che, a suo dire, “ha rappresentato la rottura con l’ultimo secolo di storia politica americana, molto più di Obama”. Insieme a questa sconfitta, negli USA e in Europa i “programmi di ‘austerity’ liberali sono stati rifiutati”, in un contesto nel quale “il centro-destra e il centro-sinistra, che spesso si assomigliano, hanno subìto un declino o sono scomparsi”, spianando la strada alla stagione dei sovranisti. Anche in reazione, secondo Chomsky, a un Fondo Monetario Internazionale che nelle controversie con i singoli Paesi vuole ridurre i benefici sociali e il welfare, aumentando il profitto privato. (SEGUE)