Roma, 27 nov – Negli ultimi venticinque anni in Italia vi è stato un progressivo e sempre più insistente tentativo di sgretolare i corpi intermedi di qualsiasi tipo, di screditare gli specialisti della politica o i politici di mestiere, di affermare un illusorio e falso rapporto diretto tra i grandi leader nazionali e il popolo, passando attraverso goffi tentativi di democrazia diretta, che eliminerebbe ogni intermediazione e porterebbe direttamente al potere il popolo che, a quel punto, governerebbe meglio di chi finora lo ha rappresentato nello schema classico della democrazia occidentale. Si è dunque coltivata un’utopia, quella della società orizzontale, priva di gerarchie verticali, completamente trasparente, affermatasi anche grazie all’impatto destabilizzante della rete sui modelli di comunicazione e sugli strumenti di valutazione dell’operato della classe dirigente. Ma nessuno ha ancora spiegato come e perché “se la gente comune potesse esercitare pienamente il potere, tutto andrebbe meglio”. Ci prova oggi Massimiliano Panarari, giovane e brillante sociologo della comunicazione, saggista e professore all’Università Luiss Guido Carli di Roma, alla Luiss School of Government e all’Università Luigi Bocconi di Milano. Lo fa con il saggio appena arrivato in libreria, “Uno non vale uno. Democrazia diretta e altri miti d’oggi” (Marsilio, 2018, 155 pagine, 12 euro). (SEGUE)