Roma, 29 nov – “Credo che l’approccio proposto sia in grado di far progredire il settore in particolare e i rivelatori TPC in generale, – spiega Elisabetta Baracchini – per la sua capacità di discriminazione attiva di neutroni ed elettroni fino a basse energie, per la sua versatilità in termini di materiale impiegato come target, ma soprattutto per la capacità di determinare la direzione di provenienza delle tracce, caratteristica che garantisce la possibilità di identificare inequivocabilmente un segnale di materia oscura”. Il progetto, della durata di 5 anni, prevede l’installazione di INITIUM ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN. Il progetto proposto da Massimiliano Fiorini, 4DPHOTON (Beyond Light Imaging: High- Rate Single-Photon Detection in Four Dimensions), prevede lo sviluppo di uno strumento innovativo in grado di rivelare fotoni singoli nel tempo e nello spazio (rivelazione in 4 dimensioni) con risoluzioni combinate mai ottenute in precedenza. Il rivelatore sarà in grado di localizzare fotoni con risoluzioni spaziali di alcuni micrometri e risoluzioni temporali di poche decine di picosecondi, con flussi fino a 1 miliardo di fotoni al secondo con un rumore di fondo trascurabile. “I rivelatori attualmente disponibili o hanno risoluzioni spaziali eccellenti ma sono lenti, o sono veloci ma con scarsa risoluzione spaziale, o sono molto ‘rumorosi’”, spiega Massimiliano Fiorini. “L’obiettivo di 4DPHOTON è colmare il gap tecnologico esistente: questo rivelatore avrà un grande impatto in tutte quelle discipline in cui è necessario misurare con grande precisione posizione e tempo di singoli fotoni simultaneamente, come, ad esempio, in fisica delle alte energie e in biologia, ma non solo”. Il progetto, che si svilupperà in 5 anni, verrà realizzato da scienziati di tre diversi istituti, coordinati da Massimiliano Fiorini: l’INFN con la Sezione di Ferrara, l’Università degli Studi di Ferrara e il CERN di Ginevra. Nel progetto è prevista l’applicazione del nuovo rivelatore all’identificazione di particelle cariche (adroni) nei futuri esperimenti al Large Hadron Collider (LHC) del CERN, e nel campo della microscopia a fluorescenza. (UE / BIG ITALY / Red)