Roma, 5 dic – Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in un colloquio con Repubblica e con Il Fatto, rivendica il ruolo di mediatore con l’Europa. “Avete visto com’è cambiato il linguaggio? – afferma a Repubblica – Io non sono mai voluto andare allo scontro con l’Europa, se sul Def abbiamo scritto 2,4 per cento non era per andare allo scontro, ma perché era quello che ritenevamo servisse. Ricordatevi che non ho mai dato un decimale prima. Adesso, se ho la possibilità di ridurre per alcune misure l’impatto economico, sono qui. Non ho mai detto non parlo con Junker”, e “con la commissione devo parlare io, mica era atteso qualcun altro. Sono io il presidente del Consiglio. E non ho mai interrotto il dialogo. Adesso, se posso recuperare le risorse, rimodulare il saldo finale, cambiare qualcosina, non vuol dire che tomo indietro. Se mi portano dei conteggi che mi consentono di scrivere 2,3% o 2,1%, le riforme le realizzo comunque”. E della nota dei vicepremier Di Maio e Salvini dice: “Non era solo un mandato ma una procura. Quella procura non è servita a me, che conoscevo già bene il mio ruolo, serviva a fini esterni, a calmare un po’ voi”. Stessi toni nel colloquio riportato da Il Fatto (“Matteo Salvini e Luigi Di Maio mi hanno conferito una procura, ma era già chiaro che dovessi trattare io”) nel quale inoltre non si sbilancia sulla tempistica per il reddito di cittadinanza: “Servono i tempi tecnici, finché un provvedimento non è stato scritto può cambiare”. E sul Global compact for migration, il documento Onu sull’immigrazione su cui la maggioranza è divisa, lancia la sua idea: “Io non sono il capo politico del Movimento, ma auspicherei la libertà di coscienza per i parlamentari”. (red)