Roma, 6 dic – Il lato più debole dell’universo violento è stato rivelato attraverso le sue minuscole fluttuazioni di intensità: la più profonda visione mai ottenuta del cielo a raggi gamma, cioè dell’universo caratterizzato dai fotoni di alta e altissima energia, rivela le tenui caratteristiche della cosiddetta emissione “non risolta”, che rappresenta il 20% dell’emissione di raggi gamma totale.
Grazie a una raffinata analisi, che ha impiegato una tecnica di auto-correlazione statistica, dei dati prodotti dal rivelatore LAT (Large Area Telescope) a bordo del satellite della NASA Fermi, cui collaborano per l’Italia l’INFN, l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) e l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), è stato possibile mappare globalmente le proprietà di distribuzione dei fotoni in cielo, e stabilire con chiarezza che esistono almeno due differenti classi di sorgenti, ciascuna emergente in regioni di energia diverse. Lo studio è frutto del lavoro di tesi di dottorato di Michela Negro, ricercatrice all’INFN Sezione di Torino e dottoranda del Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino, e sarà publbicato domani 7 dicembre sulla prestigiosa rivista PRL Physical Review Letters a firma della collaborazione Fermi-LAT e dei ricercatori dell’INFN e dell’Università di Torino Simone Ammazzalorso, Marco Regis e Nicolao Fornengo.
L’universo ha una rete di strutture che ha avuto origine da instabilità gravitazionali, a partire dalle minuscole fluttuazioni di densità prodotte durante l’inflazione primordiale subito dopo il Big Bang. Una rete cosmica che è poi evoluta in strutture a scale molto diverse, dalle stelle alle galassie, fino agli ammassi di galassie e ai filamenti contenenti gli oggetti che oggi osserviamo emettere radiazione gamma.
(BIG ITALY / SEGUE)