Roma, 7 dic – Studiare in un laboratorio virtuale le dinamiche che regolano la criminalità organizzata, e utilizzare i risultati per elaborare nuove strategie contro la mafia. È l’obiettivo di un recente modello informatico sviluppato dall’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc), che utilizza gli strumenti della simulazione sociale per riprodurre al computer fenomeni complessi. Lo studio, pubblicato su Complexity, è stato realizzato nell’ambito del progetto europeo Gloders, coordinato dall’Università del Surrey in Gran Bretagna, che ha studiato i meccanismi e le dinamiche di racket a livello europeo. In Italia, i ricercatori del Laboratory of Agent-Based Social Simulation (Labss) del Cnr-Istc si sono concentrati sul pizzo, la forma di estorsione con cui in Italia i proprietari di attività commerciali sono costretti a versare una parte dell’incasso alla mafia in cambio di ‘protezione’. Un’attività che, secondo Confcommercio, solo in Sicilia porta alla criminalità organizzata oltre un miliardo di euro all’anno, con una media del 70% dei commercianti coinvolti. Il modello riproduce la realtà della città di Palermo: a partire da fonti storiche e da interviste con studiosi e magistrati, gli scienziati hanno riprodotto virtualmente i meccanismi alla base della raccolta del pizzo nel capoluogo siciliano. “Abbiamo identificato quali attori principali del modello i mafiosi, i commercianti, i cittadini, lo Stato e le associazioni non governative come Addiopizzo, da anni in prima linea contro la criminalità organizzata in Sicilia, e che ha condiviso la sua esperienza con i partner del progetto Gloders”, racconta Giulia Andrighetto del Cnr-Istc, che ha coordinato lo sviluppo del modello. (PO / SEGUE)